Blitz quotidiano
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Genova, niente Mattarella, bastava la Boldrini, ma Renzi…

GENOVA – Mattarella? No grazie, per il 25 aprile a Genova ho già la Boldrini, avrebbe detto Marco Doria, sindaco di Genova, a un esterrefatto emissario del Quirinale che gli esponeva l’intenzione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella di celebrare l’anniversario della Liberazione a Genova. Aveva già in programma la presenza di Laura Boldrini, presidente della Camera attenta a non mettersi di traverso rispetto alle posizioni renziane, e tanto gli bastava.

Se è vera, non servono commenti, se non che si tratta di un altro sintomo della confusione che regna attorno al sindaco nobile, aristocratico e di sinistra dura e pura, del quale si pronostica un prossimo commissariamento.

In effetti Marco Doria è a un pelo da non avere maggioranza. La votazione per il taglio della Imu, da cui è uscito per un pelo, con solo 2 voti di vantaggio, lo ha confermato in modo plateale, in sede di approvazione della delibera sulla Imu sugli immobili di pregio, come ha riferito il Secolo XIX,

con i “contro-emendamenti” della maggioranza su cui il sindaco, Marco Doria, aveva “scommesso” la sua poltrona: il provvedimento è passato con 17 voti a favore, 15 contrari, 6 astenuti e 2 presenti e non votanti (su un totale di 40 persone).
La maggioranza non ha comunque raggiunto il numero minimo legale di 21 consiglieri favorevoli indispensabile a governare in modo autonomo, ed è stata determinante la “spaccatura” dell’opposizione”.

Il sindaco può contare non su 21 voti sicuri ma solo su 16-17 sicuri di Pd, Lista Doria, Possibile e Sel. E ha bisogno, come spesso in passato, del sostegno dell’Udc, spiegano, sul Secolo XIX, Annamaria Coluccia e Emanuele Capone :

“In Consiglio ci sono 41 voti: ne servono almeno 21 per vincere col numero legale. [Nella votazione sulla Imu] Doria ha avuto contro, tra gli altri, un consigliere del Pd e alcuni consiglieri di una parte della sinistra (Rifondazione e Fds), oltre a ex Idv usciti dal centrosinistra. Ha votato per gli emendamenti anche buona parte del gruppo Misto”.

Marco Doria non è un politicante normale, resta comunque un grand signore:

“Sono quattro anni che faccio il sindaco, non sono attaccato alla poltrona, non voglio gestire politicamente un bilancio così tagliato, è una questione di chiarezza nei confronti dei cittadini”.

Quasi a incoraggiarlo, è arrivata la telefonata di Matteo Renzi, poco prima della tormentata votazione, con la quale il capo del Governo annunciava lo stanziamento di 25 milioni di euro per una prima tranche del rifacimento di Genova ideato da Renzo Piano, genovese, senatore a vita e uno dei pochi, forse l’unico architetto italiano incontestabilmente apprezzato in tutto il mondo senza sponde politiche.

Probabilmente ha ragione Emanuele Rossi, del Secolo XIX, quando scrive che

Matteo Renzi vuole mettere la sua firma a fianco a quella prestigiosa di Renzo Piano, sul Blueprint di Genova” e che a “convincere Renzi a dare una spinta al progetto per il fronte mare di Genova è stato lo stesso Piano”.

Ma è anche una rara occasione in cui Genova non si sente Cenerentola. Aiuta forse il fatto che il progetto è “modulare” (Piano conosce i suoi polli) e può essere realizzato in distinte fasi. La stima della Renzo Piano Building Workshop sui costi di realizzazione del Blueprint è ben più alta di 25 milioni, tra i 150 e i 160 milioni di euro ma

“i 25 milioni potrebbero rappresentare una solida base di partenza per le opere di infrastrutturazione necessarie almeno in uno dei lotti”.