Blitz quotidiano
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Bruxelles, Justin e Steph Shults “vivi”. Ma non era vero…

BRUXELLES – Li avevano dati per vivi: a poche ore dagli attentati di Bruxelles i familiari di Justin e Stephanie Shults, giovane coppia americana, avevano tirato un sospiro di sollievo. Poi però la tragica verità è tornata a bussare alla loro porta facendoli ripiombare nella disperazione.

Justin, 30enne originario di Gatlinburg, nel Tennessee, e Stephanie, 29enne di Lexington, in Kentucky, martedì 22 marzo erano in quel maledetto aeroporto di Bruxelles. Entrambi vivevano in Europa dal 2014 dove lavoravano per la succursale belga della compagnia Williamson County.

Stephanie aveva appena salutato la madre al telefono prima dell’esplosione dei due kamikaze. Nelle concitate ore successive agli attentati la famiglia Shults ha vissuto momenti infernali nell’attesa di un lieto fine annunciato e mai confermato.

Levi Sutton, il fratello di Justin, aveva scritto su Twitter il seguente messaggio: “Il Dipartimento di Stato ha appena detto a mia madre che Justin e Steph sono stati trovati. Non sappiamo anche la gravità delle loro ferite o in quale ospedale sono ricoverati”.

Ma non era vero niente: i loro nomi sono sempre stati sulla lista dei dispersi. Poco dopo è lo stesso Sutton a rettificare sempre via Twitter: “Assicuro che stavamo solo cercando di aggiornare tutti sulle informazioni che ci erano state date. Mi dispiace”. La coppia purtroppo non è sopravvissuta all’attentato.

Dei 31 morti di Bruxelles non si conoscono ancora tutti i nomi: si conosce l’identità di alcuni dispersi, per la disperazione dei familiari che hanno trascorso ore interminabili telefono con ogni centralino possibile. Il motivo per cui questi nomi non si conoscono è semplice: le vittime degli attacchi hanno i corpi dilaniati, smembrati. Sono state devastate dalle bombe e quindi riconoscerli è impresa impervia. Per fare le analisi del Dna ci vuole tempo, i pezzi di corpo non hanno la targhetta con il nome del proprietario.

Sono diversi i cittadini americani che risultano dispersi dopo gli attentati a Bruxelles: tra questi ci sono un fratello e sorella di New York, Sasha e Alexander Pinczowski, che si trovavano nello scalo belga per rientrare nella Grande Mela. I giovani – originari della Grecia – erano al telefono con un parente poco prima dello scoppio delle bombe, poi di loro non si è più saputo niente. I feriti di nazionalità americana sono invece almeno nove: tre missionari mormoni dello Utah, un ufficiale dell’Air Force con la moglie e i quattro figli.

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