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Gasparri difende Bruno Vespa: “Vergognoso Ciancimino che…”

ROMA – Maurizio Gasparri difende Bruno Vespa per la sua intervista a Salvo Riina, figlio di Totò Riina e contrattaca su Massimo Ciancimino, figlio di Vito Ciancimino, di casa in tv senza che nessuno abbia mai protestato e che ora ha chiesto il licenziamento di Bruno Vespa. Ha detto Maurizio Gasparri, che è vice presidente del Senato:

“Ciancimino Jr ha ancora il coraggio di parlare e dai microfoni di una radio dice che dovrebbero cacciare Vespa dalla Rai. Uno che è stato condannato per calunnia e perché aveva del tritolo nella sua abitazione, che ha utilizzato soldi del padre, noto mafioso, all’estero si permette perfino di esprimere giudizi sugli altri! È veramente una vergogna.

“Questo personaggio sconcertante ha recitato liberamente, grazie a Santoro, Ruotolo e Ingroia nel servizio pubblico senza che nessuno, a parte il sottoscritto, protestasse. Adesso si permette anche di parlare. Stia zitto. Dovrebbero rinchiuderlo e buttare la chiave”.

A quanto ha riferito l’agenzia LaPresse, Ciancimino ha detto, in una trasmissione della Zanzara su Radio 24:

“Vespa? Ha fatto una marchetta alla famiglia Riina, va cacciato dalla Rai. In realtà andava mandato via fin dal tempo del contratto con gli italiani di Berlusconi. E non è il primo pregiudicato che ospita.

“Giusto inseguire lo share, ma l’intervista era registrata. Mi sono sempre confrontato in diretta televisiva, a viso aperto, prendendo le distanze da mio padre mafioso, anzi parlandone male. Ho attaccato l’operato di mio padre Vito.

“E poi sono stato massacrato dalle domande dei giornalisti, con il figlio di Riina ci voleva il contraddittorio”.

Ciancimino ha visto l’intervista?:

“Per non aumentare lo share l’ho vista dopo, soprattutto perché Vespa mi ha accostato ai Casamonica. Vespa non è riuscito a fare una domanda vera, quando lui ha detto che era al mare quando c’è stata la strage di Capaci perché non gli ha chiesto dove, può essere importante”.

In una lettera al Corriere della Sera, Bruno Vespa si era difeso citando precedenti illustri come quello di Enzo Biagi.