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Giuseppe Uva. Gasparri, assoluzione non alimenti nuovo odio

ROMA  – La sentenza che ha assolto dalla accusa di omicidio preterintenzionale nei confronti di Giuseppe Uva i carabinieri e poliziotti coinvolti nella dolorosa vicenda è stata commentata così, in una dichiarazione alla agenzia di Stampa Ansa, dal vice presidente del Senato Maurizio Gasparri:

“La sentenza di Varese, con l’assoluzione di carabinieri e poliziotti a lungo accusati, non deve alimentare campagne di odio e minacce, ma far riflettere, nella ricerca della verità, sull’errore fatto da quanti ogni giorno criminalizzano la gente in divisa. Oggi ancora di più con polizia e carabinieri”.

Lo stesso sen. Gasparri, in altra dichiarazione, ha detto:

“L’assoluzione dei carabinieri e dei poliziotti del caso Uva induca tutti a maggior rispetto di chi indossa una divisa. Basta criminalizzazioni”.

Alle parole di Maurizio Gasparri ha fatto riscontro il Sindacato autonomo di polizia (Sap):

“Finalmente è stata emessa dalla Corte d’Assise di Varese la sentenza sul caso Uva. Per sette anni le forze dell’ordine sono state sottoposte ingiustamente e vigliaccamente ad una gogna mediatica infinita, nonostante fosse scritto sulla roccia fin dalle prime battute che i colleghi della polizia e dei carabinieri fossero innocenti”.

Nella sua arringa davanti alla corte d’assise di Varese, l’avvocato Luciano Di Pardo, legale dei carabinieri e dei poliziotti imputati, aveva definito Uva un

“cloc sporco e puzzolente” che “viveva di espedienti”. In un passaggio del suo intervento, l’avvocato si era soffermato sull’ipotesi che Uva avesse avuto in passato una relazione con la moglie di un carabiniere. “Si è trattato di una spalmata gratuita di fango sull’onore di una famiglia. Come si può pensare che una donna sposata possa tradire il marito per un cloc sporco e puzzolente?”.

L’avv. Di Pardo ha aggiunto che Giuseppe Uva

“viveva di espedienti” ed era stato “abbandonato dai suoi familiari che ora sono in cerca di un risarcimento”.

Lucia Uva, sorella di Giuseppe e parte civile nel processo assieme con altri parenti, ha replicato con un breve video pubblicato su Facebook, girato fuori dal palazzo di Giustizia di Varese. “E’ una cosa indegna – aveva detto la donna – è stata offesa la memoria di mio fratello, chiamandolo cloc sporco e puzzolente. Prima di raccontare menzogne su mio fratello – ha concluso – l’avvocato si dovrebbe sciacquare la bocca”, Secondo Lucia Uva, il fratello avrebbe subito violenze da parte dei carabinieri.