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Marchionne, il suo patrimonio $ 232 milioni: Fca, Ferrari…

MILANO – Marchionne aveva un patrimonio di 232 milioni di dollari, ai valori di borsa di giovedì 26 febbraio 2016, giorno in cui la agenzia americana Bloomberg gli ha fatto i conti in tasca. Marchionne ha messo i suoi soldi in azioni Fiat e altre società quotate del Gruppo poi diventato Fca e in più gli sono stati assegnati grossi pacchetti di azioni in aggiunta al premio di 35 milioni di dollari quando Fiat e Chrysler si sono fuse: il valore è virtuale e la misura finale del gruzzolo di Sergio Marchionne sarà possibile calcolarlo solo quando liquiderà tutto. Intanto, secondo il sito Lo Spiffero, a Marchionne va ogni anno un pacchetto di compensi a vario titolo pari a 80 milioni di dollari.

Sono quindi 232 milioni le ragioni di Marchionne per far andare bene la Fiat, una per dollaro, come nota Giuseppe Turani in questo articolo che ha pubblicato anche su Uomini & Business col titolo “I soldi di Marchionne”.

Questo perché l’amministratore delegato di Fca risulta aver investito quasi tutto il suo patrimonio in azioni del gruppo. Sempre la stessa fonte fa notare che nell’ultimo periodo avrebbe perso circa 50 milioni di dollari a causa delle oscillazioni di Borsa. Però non ha intenzione di andare in pensione prima del 2018  e evidentemente pensa di riportare su il valore del suo portafoglio, con risultati migliori delle varie aziende del gruppo.

Marchionne qui in Italia può contare su più di un avversario. Il segretario della Fiom, Maurizio Landini, che lui ha fatto a pezzi, continua a trascinarlo in tribunale. Ma la verità è che oggi negli stabilimenti Fiat in Italia si lavora, la paga è buona e ci sono anche dei premi extra.

Un’altra categoria di nemici si può rintracciare in alcuni settori politici e per una ragione molto semplice. Marchionne ha portato la sede Fiat fuori dall’Italia, è uscito dalla Confindustria, e il gruppo procede in modo molto indipendente. Gode della stima e dell’amicizia del premier Renzi, e questo gli basta. Non fa il giro delle sette chiese politiche per implorare favori.

Perché accade tutto questo è abbastanza semplice da capire. Marchionne ha trasformato la vecchia Fiat torinese in un gruppo multinazionale (rilevando la Chrysler in America) che si gioca il suo destino sul mercato globale e non certo presso i concessionari auto di Palermo o di Peretola.

Questo è un cambiamento che era già scritto nei fatti da tempo, ma tanto la Fiom quanto certi politici non hanno voluto prenderne atto. La cosa, comunque, è del tutto  irrilevante. Il mercato dell’auto dovrebbe tirare con forza almeno per un altro paio d’anni e quindi la Fca avrà tutto il tempo di assestarsi e magari di fare qualche altro colpo.

Non è un mistero, infatti, che Marchionne è alla ricerca di un altro partner per fare di Fca una realtà ancora più grande. Lui stesso ha ammesso che gli piacerebbe molto la General Motors (e sembra che stia lavorando parecchio in quella direzione). Ma, se General Motors dovesse rivelarsi un osso troppo duro, potrebbe dirigersi verso oriente.