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Napoli, Madonna “abusiva” al cimitero di Marano

Napoli, storia della Madonna "abusiva", una statua con tanto di tettuccio in legno mai autorizzata

NAPOLI – Una Madonna “abusiva”, una statua con tanto di tettuccio in legno e base in marmo. Ma non è autorizzata e per questo i carabinieri stanno cercando di mettere ordine visto che il Comune aveva chiesto la rimozione, richiesta mai assecondata. Siamo al cimitero di Marano, Napoli: è qui che Alfonso Casarano, re delle pompe funebri del posto, ha voluto erigere questa Madonna in memoria del padre Ciro e di Raffaele Credentino. La storia la racconta Il Mattino.

La loro storia, inevitabilmente, si è intrecciata con quella della città. Ed è una storia fatta di folclore, ostentazioni, ma anche di episodi dai contorni oscuri, in alcuni casi ancora al vaglio della magistratura e delle forze dell’ordine. Uno di questi riguarda proprio la statua della Madonna installata nell’aiuola che il Comune di Marano, con apposito bando, aveva affidato ai Cesarano. Quello spazio doveva essere adornato esclusivamente con piante e fiori.

Ma all’interno vi sorse una vera e propria edicola votiva, con base in cemento armato alla cui estremità campeggiano i nomi di due defunti: quello di Ciro Cesarano, il papà di Alfonso, e Raffaele Credentino, potente sindaco Dc degli anni ’80. Era il marzo del 2015 e l’installazione di quell’edicola votiva, non prevista dal bando emanato dal Comune, generò un vespaio di polemiche, tanto da indurre l’ente ad emettere, il 6 maggio, un’ordinanza per «il ripristino dello stato dei luoghi», in quanto – recitava l’atto sottoscritto dall’ex segretario generale del Comune Francesco Ciampi – «quell’intervento è carente a monte della necessaria autorizzazione per realizzare tale opera che, tra l’altro, non è coerente con il bando “Adotta un’aiuola”».

Con quell’ordinanza, il dirigente comunale intimava ai Cesarano di rimuoverla entro 60 giorni, pena l’intervento in danno da parte del Comune. Luigi Giacomo Cesarano, figlio di Alfonso e legale rappresentante dell’agenzia funebre, impugnò il provvedimento al Tar, ma i giudici amministrativi non ritennero di dover concedere la sospensiva. Da allora, nonostante il pronunciamento a favore del Comune, nessun atto è stato disposto per rimuovere la statua, l’edicola votiva e la base in cemento con le relative iscrizioni.


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