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Rapimento o solo tentativo? Per la bambina di Ragusa Gasparri chiede e il ministro manda gli ispettori

Rapimento o solo tentativo di rapimento. La differenza vale un soggiorno più o meno lungo in un carcere siciliano o la libertà in attesa del processo. Sul caso della bambina di Ragusa che un indiano ha cercato di raspire e poi per due volte è stato messo in libertà da un giudice si sono mossi gli ispettori del Ministero della Giustizia, per ordine del ministro Andrea Orlando, aspramente sollecitato ad agire dal vice presidente del Senato Mauriio Gasparri.

Il nodo giudiziario è in questo drammatico dettaglio, se sia stato un tentativo di rapimento, come sostiene la Procura della Repubblica di Ragusa o di “un sequestro vero e proprio”, come affermano i genitori della bimba, la cui reazione non conosce mezzo termini:

“Questa legge mi fa vomitare” ha detto la mamma in tv.

Scena del dramma, martedì 16 agosto, il lungomare di Scoglitti (Ragusa), dove la bambina, di 5 anni, è stata presa in braccio dall’indiano Ram Lubhay, 43 anni. Bastano i “non oltre 45 secondi, allontanandosi per non più di 10 metri”, come riferito da un testimone, a configurare il rapimento?

Per il pm Giulia Bisello, non è rapimento ma solo tentativo di rapimento, per il quale il codice penale italiano non prevede l’arresto, ma la denuncia a piede libero.

La reazione di Maurizio Gasparri è stata immediata:

“Il ministro Orlando faccia luce su quanto accaduto al tribunale di Ragusa. Ho presentato un’interrogazione urgente al ministro della Giustizia perché trovo sconcertante che un magistrato non abbia convalidato l’arresto dell’immigrato indiano che ha tentato di rapire una bambina di cinque anni sulla spiaggia di Vittoria, in Sicilia.

“Solo la prontezza di chi ha assistito alla scena e poi l’immediato intervento delle forze dell’ordine hanno impedito che potesse accadere il peggio. Tuttavia, nonostante l’immigrato avesse precedenti penali e foglio di via obbligatorio, il giudice di Ragusa lo ha rimesso in libertà. Perché? Come è possibile che nonostante sia stato colto in flagranza di reato e sia un pregiudicato con ordine di espatrio ora l’indiano sia libero di compiere altri reati? Mi auguro che il ministro della Giustizia disponga un’immediata ispezione per verificare quanto accaduto e assumere le opportune iniziative del caso”.

Così è avvenuto, ma per Gasparri questo non basta:

“Quanto accaduto su una spiaggia di Ragusa, con il tentativo per fortuna fallito di rapimento da parte di un immigrato nei confronti di una bimba di cinque anni, è inquietante. Ma ancora più assurdo è il fatto che a giorni di distanza l’indiano individuato come autore del gesto sia ancora libero perché il magistrato non ha rinvenuto gli estremi per giustificare il fermo. Ma stiamo scherzando? Funziona così la giustizia in Italia? Se l’immigrato fosse riuscito nel suo intento allora si sarebbe potuto procedere con la carcerazione. Poiché è stato fermato dalle urla della gente, allora è come se non avesse mai commesso nulla. Che vergogna!.

“Si usa la carcerazione preventiva anche solo sulla base di qualche intercettazione e poi di fronte a un fatto accaduto sotto gli occhi di tutti non si agisce. Ma il Csm e anche il ministro della Giustizia non hanno nulla da dire sull’operato del magistrato che ha lasciato in libertà un criminale? È vero o non è vero che l’indiano risulta essere un pregiudicato, che ha commesso altri reati e che doveva essere espulso dal nostro paese da tempo? Su questa vicenda andremo fino in fondo. Ho già presentato un’interrogazione per vederci chiaro. La faciloneria con cui certa magistratura agisce è intollerabile”.

Alla decisione del ministro, però, il procuratore capo della Repubblica, Carmelo Petralia, non ha reagito bene. Difende senza esitazioni la scelta del suo sostituto ha detto:

“Rientra nei poteri del ministro [mandare gli ispettori] ma avrei gradito una dichiarazione di solidarietà nei confronti di un magistrato che applica la legge e che è fatta segno di pesanti e volgari offese di internauti, esponenti politici e non”.

Ma per ka mamma della bimba la legge” fa vomitare:

“Ci è stato detto che l’indagato non ha concluso il reato: lo dovevamo perdere di vista per poter dire che stava portando via la nostra bambina». E spiega che l’indiano «si è fermato perché noi l’abbiamo bloccato. La teneva molto stretta a sé, con il faccino quasi sotto la sua ascella. Speravamo che questa persona venisse anche solo espulsa dall’Italia”.

L’indiano si guadagna da vivere facendo tatuaggi all’hennè in spiaggia, e la notte rimane spesso a dormire sull’arenile di Scoglitti. I carabinieri, che l’hanno cercato per condurlo all’interrogatorio, l’hanno trovato a Vittoria, in un casolare occupato da altri extracomunitari.