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Renzi annuncia: 150 militari italiani nel battaglione Nato in Lettonia (ex Urss)

Renzi annuncia: 150 militari italiani saranno inseriti in uno dei quattro battaglioni multinazionali che la Nato formerà in Europa Orientale. Il battaglione sarà quello a guida canadese, di stanza in Lettonia. L’ annuncio è stato dato da Matteo Renzi, che ha partecipato al vertice Nato svoltosi a Varsavia nei giorni 8 e 9 luglio 2016. In base a quanto detto in precedenza dal presidente Usa Barack Obama, saranno impiegati 1000 soldati americani e il prossimo anno sarà dislocata in Polonia una brigata corazzata. Si tratta di una mossa per rafforzare il fianco orientale della Nato, con l’intenzione di rassicurare i Paesi ex dell’Est contro il timore di un ritorno dell’ imperialismo sovietico.

Riferisce la agenzia Nova:

“Noi non siamo nazione guida nell’operazione nella parte orientale (dell’Alleanza)”, ha spiegato il presidente del Consiglio dell’Italia, Matteo Renzi, in conferenza stampa, ma “saremo nel battaglione a guida canadese”.

La Gran Bretagna (a significare che Brexit non conta sui temi della difesa) manderà 650 uomini, per un battaglione basato in Estonia, mentre Canada, Belgio e Germania manderanno altri militari da stanziare in Lituania e Lettonia. In base a quanto deciso dall’Alleanza, i quattro battaglioni saranno a guida canadese in Lettonia, tedesca in Lituania, britannica in Estonia e statunitense in Polonia con mille uomini, mentre dagli altri paesi arriveranno “altre forme di cooperazione”.

L’impegno preso da Renzi per conto dell’ Italia è riportato da Paolo Valentino sul Corriere della Sera:

“Nel suo intervento in plenaria [il giorno 8 luglio] il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha annunciato che l’Italia metterà a disposizione fino a 150 uomini per le quattro brigate del fronte orientale, a conferma della volontà del nostro Paese di non far mai mancare il suo contributo alle scelte più importanti dell’Alleanza: “L’Italia è uno dei Paesi che dà di più alla Nato”, ha detto il premier, evocando la presenza italiana in quasi tutte missioni fuori area.

Renzi ha anche ricordato che per la prima volta dopo 8 anni di tagli, il bilancio della Difesa italiana si è stabilizzato e che per il 2016 l’Italia ha aumentato del 20% gli investimenti nel settore.

Renzi ha poi confermato l’impegno in sede di conferenza stampa, come riportato dalla agenzia Ansa.

A prova della scarsa considerazione di cui gode l’ Italia in giro per il mondo, il Guardian, quotidiano inglese che ha seguito il vertice, non ha tenuto in conto l’impegno italiano. La stessa Ansa si è limitata a riferire dell’annuncio di Renzi ai giornalisti il giorno dopo avere preso l’impegno. L’intera vicenda è avvolta da un foglio di imbarazzo.

A quanto ha riferito Paolo Valentino,

“la decisione più attesa del summit è il via definito allo stazionamento a rotazione di quattro «battle groups», da 4 a 5 mila uomini in totale, in Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia, garanzia tangibile della volontà della Nato di «proteggere e difendere» gli alleati del fianco Est, di fronte al riemergere delle ambizioni espansioniste di Mosca.

Nel suo intervento in plenaria, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha annunciato che l’Italia metterà a disposizione fino a 150 uomini per le quattro brigate del fronte orientale, a conferma della volontà del nostro Paese di non far mai mancare il suo contributo alle scelte più importanti dell’Alleanza.

Renzi ha anche ricordato che per la prima volta dopo 8 anni di tagli, il bilancio della Difesa italiana si è stabilizzato e che per il 2016 l’Italia ha aumentato del 20% gli investimenti nel settore.

Polacchi e baltici avrebbero voluto uno schieramento permanente. Ma come ha detto il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, «la Guerra Fredda è storia e deve rimanere tale», sottolineando che «la Russia non può e non deve essere isolata, perché ha un ruolo importante dentro e fuori l’Europa».

Il messaggio di determinazione e fermezza inviato al Cremlino si sposa quindi con la disponibilità a un dialogo «significativo e costruttivo con Mosca». Un preciso segnale di questa volontà è la riunione del Consiglio Nato-Russia, convocata per il 13 luglio prossimo. Non sarà un incontro facile. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha detto che «la Russia è aperta al dialogo e non cerca un nemico, purtroppo è quello che sta succedendo, con i soldati della Nato che marciano lungo i nostri confini».

L’inviata della agenzia Ansa Paola Tamborlini ha scritto:

“La Nato mostra i muscoli e mette in campo 4 battaglioni “robusti e multinazionali” sul ‘fronte orientale’ in grado di dimostrare la forza dell’Alleanza. Perché sia chiaro che “un attacco ad uno di questi paesi sarà considerato un attacco contro tutta la Nato”. Un messaggio diretto a Mosca – che dal Cremlino parla di “assurda retorica” – con la quale l’alleanza non intende però chiudere il dialogo: ha un ruolo troppo importante per la sicurezza europea.

Il summit Nato di Varsavia segna un “punto di svolta”, assicura il segretario generale Jens Stoltenberg. Di certo non è un summit come gli altri. E non solo per l’importanza della decisione presa nei confronti di Mosca, ma anche perché è il primo vertice del dopo Brexit e l’ultimo del presidente Usa Barack Obama.

Il premier britannico David Cameron si è presentato con un segnale concreto per dimostrare che la Brexit non intaccherà il rapporto con la Nato: 650 militari da schierare sul fronte orientale e una forza di intervento rapido da 3000 uomini pronto “su chiamata”.