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Salini Impregilo presenta il piano a Londra e perde il 12%

MILANO – Salini-Impregilo perde il 12 per cento in Borsa a Milano, il giorno dopo il piano industriale fino a 2019, presentato a Londra lunedì 23 maggio 2016.

Informa l’agenzia Ansa, alle 9,50 di martedì 24 maggio, che Il titolo cede il 12% a 3,23 euro, frenato anche dal taglio della raccomandazione a ‘hold’ da parte degli analisti di Kepler Cheuvreux, che hanno abbassato il target price da 5,2 a 3,9 euro, e giudicato che gli obiettivi “sono sotto le stime”. Giudizio negativo anche da parte dei colleghi di Banca Akros, che hanno tagliato da ‘accumulate’ a ‘buy’, abbassando il prezzo da 4,8 a 4,2 euro, condividendo la valutazione negativa sugli obiettivi del gruppo.

Sulla spinta dell’entusiasmo per previsioni che erano giudicate ottime dalla direzione aziendale e che invece hanno deluso gli analisti, il 23 maggio 2016 l’inviato della agenzia Ansa Alfonso Neri aveva scritto in diretta da Londra:

“Puntiamo a diventare il primo operatore puro di costruzioni al mondo”. E’ ambizioso ma raggiungibile l’obiettivo che Pietro Salini ha esplicitato a Londra presentando il piano industriale della Salini Impregilo al 2019: nove miliardi di ricavi dei quali almeno il 30% negli Usa, margine operativo lordo al 10%, 900 milioni di generazione di cassa in quattro anni. Numeri che, per inciso, potrebbero fare del ‘general contractor’ il maggiore gruppo industriale privato italiano quotato. Con una strategia precisa: stop alle acquisizioni e “più remunerazione agli azionisti, portando al 2019 il ‘pay out ratio’ al 40% rispetto al precedente 20%”, spiega Salini dopo aver incontrato gli analisti finanziari. La crescita del fatturato, anche grazie all’acquisizione della statunitense Lane, è del 50% sui sei miliardi attesi nel 2016, con un portafoglio ordini a fine periodo a 39 miliardi. L’indebitamento nel 2016 è atteso “in linea con il 2015″ al netto della componente per l’acquisizione Lane, con un costo del debito sceso complessivamente al 3,8% a fine 2015 contro il 5,3% di solo un anno prima. Il debito lordo a fine piano è stimato a 1,8 miliardi contro i circa 2,2 attuali. E poi c’è l’Italia: alla fine del nuovo piano industriale Salini Impregilo salirà a una quota del 18% del proprio fatturato generata nella penisola (la stessa del resto d’Europa) e quasi raddoppierà i suoi dipendenti in Italia: da 4.500 a circa 8mila. “Anche se nel nostro Paese abbiamo dovuto far slittare 800 milioni di fatturato per l’avvio di lavori già aggiudicati, a partire dalla Milano-Genova e dalla Padova-Mestre – aggiunge Salini – ma contiamo che le nuove regole compreso il codice degli appalti facilitino il compimento delle infrastrutture italiane”. A livello globale il rapporto tra ordini e fatturato (book to bill) è previsto a livelli mediamente superiori a 1,1 con l’obiettivo di un rapporto indebitamento lordo/Ebitda a un livello prossimo a 2/2,5 volte nel 2019″. Intanto nei primi quattro mesi dell’anno Salini Impregilo si è aggiudicata nuove commesse per un valore totale di oltre 4 miliardi, con progetti da realizzare negli Stati Uniti, Australia, Etiopia, Brasile e Turchia. Solo negli Usa, tramite la controllata Lane, il gruppo italiano si è aggiudicato lavori per 1,2 miliardi di dollari. Ma la novità più importante viene dall’Africa: il gruppo italiano ha infatti firmato un contratto da 2,5 miliardi per la realizzazione della diga di Koysha in Etiopia. L’impianto idroelettrico produrrà 6.460 gigawatt annui e permetterà all’Etiopia con gli altri progetti Gibe III e Grand Renaissance Dam sul Nilo azzurro di affermarsi tra i primi produttori di energia africani. Per ottenere la commessa ha dovuto battere molti concorrenti, soprattutto cinesi. E, ironia della sorte, sarà cinese la prima nave a passare nel nuovo Canale di Panama, che sarà inaugurato come previsto a giugno.