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Salvatore Margiotta Pd assolto, non fu corrotto. Woodcock…

ROMA – Salvatore Margiotta, senatore del Pd, è stato assolto dalla sesta sezione penale della Corte di Cassazione, con sentenza irrevocabile, dalle accuse di corruzione e turbativa d’asta che gli erano state contestate dal pm Henry John Woodcock  in un procedimento relativo a un appalto per la costruzione in Basilicata del Centro Oli della Total.

La sentenza di secondo grado di condanna del parlamentare a un anno e sei mesi di reclusione è stata annullata senza rinvio dalla Suprema Corte, per insussistenza del fatto quanto alla corruzione, per non aver commesso il fatto quanto alla turbativa d’asta.

“Giustizia è fatta”, ha commentato Margiotta, che dopo la condanna decisa due anni fa dalla Corte d’Appello di Potenza si era autosospeso dal Pd e si era dimesso da vicepresidente della Commissione di vigilanza Rai.

Luigi  Zanda, presidente dei senatori del Pd, ha annunciato la assoluzione all’aula del Senato con queste parole:

“La suprema Corte di Cassazione ha assolto con sentenza irrevocabile il senatore Salvatore Margiotta che era stato condannato con sentenza che ora possiamo definire ingiusta. Voglio comunicare all’aula che il senatore Margiotta è senatore del Partito democratico”.

Margiotta – difeso dagli avvocati Coppi, Buccico e Pace – era finito in un’inchiesta condotta nel 2008 dal pm Henry John Woodcock (allora in servizio a Potenza) su presunte tangenti nella realizzazione del Centro Oli della Total nell’ambito della concessione “Tempa Rossa”, nella zona di Corleto Perticara (Potenza), e su un “comitato di affari” per gestire tangenti sugli appalti delle estrazioni petrolifere in Basilicata.

L’inchiesta portò il 16 dicembre 2008 all’ arresto dell’ allora amministratore delegato e di alcuni dirigenti della Total, di un imprenditore e del sindaco di Gorgoglione (Matera). Per Margiotta la procura di Potenza chiese e ottenne dal gip i domiciliari, negati poi dall’ Aula di Montecitorio (in quella legislatura Margiotta era alla Camera) e revocati pochi giorni dopo dal Tribunale del Riesame.

L’accusa ipotizzava che Margiotta avesse fatto valere la sua influenza per favorire l’aggiudicazione degli appalti a un gruppo di imprenditori, fornendo loro informazioni sul procedimento e facendo pressioni sui dirigenti della Total. I legali del senatore scelsero il rito abbreviato, arrivando all’assoluzione nel 2011. Nel secondo grado la Corte d’appello di Potenza ribaltò il verdetto, condannando Margiotta, oltre che a un anno e sei mesi di reclusione, anche all’interdizione dai pubblici uffici. Il senatore contestò il verdetto “fondato – disse – su illazioni e congetture” e continuò a sostenere la sua innocenza, che ora gli è stata riconosciuta con la sentenza della Cassazione. .