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Adriatico, stop pesca: fermo biologico dal 16 agosto al 26 settembre

BARI – Oltre un mese di fermo biologico della pesca nell’Adriatico per permettere il ripopolamento del mare. Dal 16 agosto al 26 settembre l’interruzione dell’attività della pesca scatta da Pesaro a Bari per tutte le flotte. Da Brindisi a Imperia invece il fermo biologico sarà di 30 giorni consecutivi dal 17 settembre al 16 ottobre. Si tratta di un provvedimento che servirà a permettere il ripopolamento dei mari italiani dopo lo sfruttamento delle riserve ittiche.

Il sito Bari Live scrive che lo stop della pesca è stato accolto con timore da parte di Coldiretti, che sottolinea come il fermo biologico potrebbe portare sulle tavole italiane prodotti stranieri o congelati. Gianni Cantele, presidente di Coldiretti Puglia, ha spiegato:

” «Il settore soffre la concorrenza sleale del prodotto importato dall’estero e spacciato come italiano, soprattutto nella ristorazione, grazie all’assenza dell’obbligo di etichettatura dell’origine. Ad oggi, infatti, l’unico strumento per invertire la crescente dipendenza italiana dall’importazione, che ha superato il 76 per cento è rappresentato dall’acquacoltura, che invece viene penalizzata dalla mancanza di certezze e da una grave assenza di norme che ne consentano lo sviluppo».

Per Coldiretti Impresapesca l’attuale provvedimento del fermo biologico, inaugurato 30 anni fa, «ha ampiamente dimostrato di essere inadeguato, poiché non tiene conto del fatto che solo alcune specie ittiche si riproducono in questo periodo, mentre per la maggior parte delle altre si verifica in date differenti durante il resto dell’anno». Da qui la proposta di differenziare il blocco delle attività a seconda delle specie, mentre le imprese ittiche potrebbero scegliere ciascuna quando fermarsi in un periodo compreso tra il 1° luglio e il 30 ottobre.

I consigli per i consumatori
Di assoluto rilievo i numeri del settore in Puglia, il cui valore economico è pari all’1% del pil regionale e arriva fino al 3,5% se si considera l’intero indotto, conta 1.500 imbarcazioni, 5.000 addetti, 10 impianti di acquacoltura e mitilicoltura. Le aree vocate sono prioritariamente Manfredonia, Molfetta, sud Barese, Salento, dove il pescato più importante è costituito da gamberi, scampi, merluzzi. Per effettuare acquisti di qualità al giusto prezzo il consiglio di Coldiretti Impresapesca è, dunque, di verificare sul bancone l’etichetta, che per legge deve prevedere l’area di pesca (Gsa). Le provenienze da preferire sono quelle dalle Gsa 9 (Mar Ligure e Tirreno), 10 (Tirreno centro meridionale), 11 (mari di Sardegna), 16 (coste meridionali della Sicilia), 17 (Adriatico settentrionale), 18 (Adriatico meridionale), 19 (Jonio occidentale), oltre che dalle attigue 7 (Golfo del Leon), 8 (Corsica) e 15 (Malta)”.


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