Ambiente. Allarme per la calotta polare artica: tra venti anni non ci sarà più ghiaccio

Tra vent'anni non ci sarà più?

Tra vent'anni non ci sarà più?

E’ stato registrato il 18 settembre il minimo annuale di estensione dei ghiacci dell’Artico

. Il 2009 si classifica al terzo posto, dopo 2007 e 2008, tra gli anni peggiori per la perdita di superficie della calotta polare artica. E di questo passo tra 20 anni alla fine dell’estate non ci sarà più ghiaccio.

A lanciare il nuovo allarme, a quanto riferisce il Daily Telegraph, è il National Snow and Ice Data Center dell’università del Colorado. Un grido d’allarme raccolto subito da Greenpeace che dalla nave rompighiaccio, l’Arctic Sunrise, prosegue la sua spedizione nell’oceano Artico e si trova ora al largo della costa nord-orientaledella Groenlandia, di fronte all’arcipelago norvegese delle isole Svalbard.

Secondo l’associazione targata arcobaleno questo è “un altro segnale per i leader del mondo che al vertice di Copenhagen dovranno trovare un accordo per evitare che i cambiamenti climatici siano catastrofici“. Sulla base dei dati dell’istituo Usa i ghiacci dell’Artico diminuiscono sempre più velocemente: qust’anno sono scesi a 5,10 milioni di chilometri quadrati, pari al 20% sotto la media degli ultimi trent’anni.

A bordo dell’Arctic Sunrise si è aggiunto Peter Wadhams, esperto di fama mondiale sullo stato di riduzione dei ghiacci dell’oceano Artico, che dice come “si stia entrando in una nuova epoca di fusione dei ghiacci dell’oceano Artico a causa del riscaldamento globale”. Nel giro di vent’anni, avverte Wadhams, “l’Artico arriverà alla fine del periodo estivo completamente privo dei ghiacci che ricoprono il mare”.

L’estensione dei ghiacci dell’oceano Artico, ricorda Francesco Tedesco, responsabile della campagna Clima di Greenpeace, “diminuisce da oltre trent’anni, ma nell’ultima decade abbiamo assistito a una preoccupante accelerazione”, e già nell’estate del 2007 abbiamo raggiunto “il minimo storico: circa 4,3 milioni di chilometri quadrati, un valore originariamente previsto per il 2080″.

Ora, afferma Melanie Duchin, capo spedizione dell’Arctic Sunrise, questo è “il terzo minimo in tre anni: l’ennesimo grido d’allarme sullo stato del Pianeta”. Per questo, Greenpeace chiede ai Paesi industrializzati un impegno per ridurre le proprie emissioni di gas serra del 40% entro il 2020, rispetto ai valori del 1990, e a fornire risorse finanziarie ai Paesi in Via di Sviluppo pari ad almeno 110 miliardi di euro all’anno fino al 2020, così da aiutarli a ridurre la crescita delle loro emissioni del 15-30% entro il 2020.

20 settembre 2009 | 15:48   Letto 975 volte   


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