Blitz quotidiano
powered by aruba

Bonus acqua, 50 litri a testa al giorno gratis per i poveri

ROMA – Cinquanta litri di acqua al giorno a testa, gratis. E’ il “bonus acqua” che il governo ha deciso di garantire alle famiglie più disagiate. Il bonus è stato inserito in un decreto attuativo del Collegato ambientale sulla tariffa sociale. A darne notizia è stato il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, nel corso di un convegno a Roma sulla gestione delle risorse idriche.

“Il decreto – ha spiegato il ministro – definisce il quantitativo minimo vitale necessario al soddisfacimento dei bisogni essenziali in 50 litri per abitante al giorno: un valore di 10 litri superiore a quello ottimale per garantire una vita umana dignitosa, indicato dall’OMS”. Spetta all’Autorità per l’energia elettrica e il gas e il sistema idrico (AEEGSI), ha continuato Galletti, “prevedere per gli utenti domestici o i nuclei familiari, di cui sono accertate le condizioni di disagio economico sociale, un bonus acqua corrispondente a questo minimo minimo vitale”.

La condizione di bisogno sarà accertata sulla base dell’Isee. Inoltre, ha aggiunto Galletti, il Ministero ha stabilito con un decreto apposito che non si può sospendere l’erogazione per morosità “alle utenze domestiche in documentato stato di disagio economico sociale e quelle relative alle attività di servizio pubblico essenziale”. “Il Ministro ha compiuto una scelta chiara – ha concluso Galletti – alle categorie disagiate alle quali si riconosce il bonus acqua, l’acqua non può essere staccata”.

In merito al decreto approvato alla Camera lo scorso 21 aprile che apre la strada ai privati e che quindi stravolge la scelta referendaria del 2011, Galletti ha affermato: “L’acqua è un bene pubblico, su questo non ci sono dubbi. La gestione dell’acqua è un’altra cosa. E qui ci viene in soccorso la normativa comunitaria, che dice con molta chiarezza che la gestione dell’acqua può essere privata, in house (affidata all’ente locale tramite una sua società, n.d.r.) o esercitata da società miste. Noi ci riferiamo a quel modello europeo”.