Due studi sulle catastrofi ambientali, uno commissionato dall’Onu ed uno da un ente indipendente, sono giunti alle stesse conclusioni: sono sempre di più le persone a rischio di catastrofi. L’aumento sarebbe provocato dalla forte migrazione che avviene, nei paesi in via di sviluppo, dalla campagna verso le aree urbanizzate.
Tra le aree urbanizzate, la costa rappresenta un luogo dove si crede di poter trovare lavoro, ma come accade in Cina molti si sono spostati in aree che sono a forte rischio di inondazioni e cicloni.
Dal 1990 ad oggi, il rischio di calamità è aumentato. A farne le spese sono sempre i paesi in via di sviluppo, dove i fenomeni ambientali e geologici hanno un impatto decisamente maggiore: è emblematico come l’effetto dei cicloni abbia diverse conseguenze in due Paesi come il Giappone e le Filippine. Il primo ha circa 22 milioni di persone esposte a questo rischio, le Filippine 16 milioni ma il numero dei morti è 17 volte maggiore del primo.
Le aree più a rischio comprendono nel mondo un’area estesa che parte dal Giappone fino all’Iran, passando per la Cina e all’India. L’Europa e l’Italia, vengono considerati Paesi a basso rischio; il rischio maggiore qui da noi è rappresentato dal terremoto e dalle eruzioni vulcaniche. Nelle Americhe i rischi maggiori sono gli uragani lungo le coste centro-orientali, i terremoti lungo le coste occidentali e i tornado nel centro degli Stati uniti.
19 maggio 2009 | 19:10 Letto 1117 volte
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TAG: calamita naturali, giappone, iran, ong, onu, terremoti, uragani, zone a rischio
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