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Cina e Usa firmano Cop21 su cambiamento climatico. Cosa cambia

ROMA – Una giornata storica: Cina e Stati Uniti hanno firmato l’accordo di Parigi Cop21 sul cambiamento climatico. Lo hanno reso noto il presidente cinese Xi Jinping, subito dopo l’arrivo ad Hangzhou per il vertice G20 del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama.

Il trattato in questione punta alla riduzione dei gas serra e la ratifica da parte dei due paesi che più inquinano al mondo, rappresenta una tappa cruciale per contenere il riscaldamento climatico globale.

Ecco i punti principali dell’accordo di Parigi (Cop 21) raggiunto nel dicembre scorso da 195 Paesi e che potrà entrare in vigore con la ratifica da almeno 55 Paesi, produttori del 55% delle emissioni globali. Oggi l’accordo è stato ratificato da Usa e Cina che insieme producono il 38% di emissioni di C02 nel mondo. Con Usa e Cina sale a 23 il numero dei paesi che hanno ratificato l’accordo.

– RISCALDAMENTO GLOBALE – L’articolo 2 dell’accordo fissa l’obiettivo di restare “ben al di sotto dei 2 gradi rispetto ai livelli pre-industriali”, con l’impegno a “portare avanti sforzi per limitare l’aumento di temperatura a 1,5 gradi”.

– OBIETTIVO A LUNGO TERMINE SULLE EMISSIONI – L’articolo 3 prevede che i Paesi “puntino a raggiungere il picco delle emissioni di gas serra il più presto possibile”, e proseguano “rapide riduzioni dopo quel momento” per arrivare a “un equilibrio tra le emissioni da attività umane e le rimozioni di gas serra nella seconda meta’ di questo secolo”.

– IMPEGNI NAZIONALI E REVISIONE – In base all’articolo 4, tutti i Paesi “dovranno preparare, comunicare e mantenere” degli impegni definiti a livello nazionale, con revisioni regolari che “rappresentino un progresso” rispetto agli impegni precedenti e “riflettano ambizioni più elevate possibile”. I paragrafi 23 e 24 della decisione sollecitano i Paesi che hanno presentato impegni al 2025 “a comunicare entro il 2020 un nuovo impegno, e a farlo poi regolarmente ogni 5 anni”, e chiedono a quelli che gia’ hanno un impegno al 2030 di “comunicarlo o aggiornarlo entro il 2020″. La prima verifica dell’applicazione degli impegni e’ fissata al 2023, i cicli successivi saranno quinquennali.

– LOSS AND DAMAGE (PERDITE E DANNI) – L’articolo 8 dell’accordo e’ dedicato ai fondi destinati ai Paesi vulnerabili per affrontare i cambiamenti irreversibili a cui non e’ possibile adattarsi, basato sul meccanismo sottoscritto durante la Cop 19, a Varsavia, che “potrebbe essere ampliato o rafforzato”. Il testo “riconosce l’importanza” di interventi per “incrementare la comprensione, l’azione e il supporto”, ma non può essere usato, precisa il paragrafo 115 della decisione, come “base per alcuna responsabilità giuridica o compensazione”.

– FINANZIAMENTI – L’articolo 9 chiede ai Paesi sviluppati di “fornire risorse finanziarie per assistere” quelli in via di sviluppo, “in continuazione dei loro obblighi attuali”. Più in dettaglio, il paragrafo 115 della decisione “sollecita fortemente” questi Paesi a stabilire “una roadmap concreta per raggiungere l’obiettivo di fornire insieme 100 miliardi di dollari l’anno da qui al 2020″, con l’impegno ad aumentare “in modo significativo i fondi per l’adattamento”.

– TRASPARENZA – L’articolo 13 stabilisce che, per “creare una fiducia reciproca” e “promuovere l’implementazione” e’ stabilito “un sistema di trasparenza ampliato, con elementi di flessibilità che tengano conto delle diverse capacità”.


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