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Fukushima, piante e animali mutati: allarme radiazioni alto

ROMA – Alberi mutati, ma anche animali e insetti. Le forme di vita nelle foreste travolte dalle radiazioni del disastro nucleare della centrale di Fukushima, in Giappone, mostrano i segni di alterazioni del Dna destinate a durare per centinaia di anni. Proprio come per il disastro nucleare di Chernobyl, dove le radiazioni hanno alterato la genetica di animali e piante nei boschi circostanti.

A lanciare l’allarme è un rapporto di Greenpeace pubblicato il 4 marzo in cui gli scienziati spiegano che i primi segni di mutazioni ereditarie e di alterazioni del Dna delle diverse forme di vita che popolano le foreste intorno a Fukushima, dagli alberi alle farfalle, sono evidenti. Lo studio è stato condotto sia da ricercatori indipendenti che da specialisti di Greepeace e sottolinea le prime evidenze dei profondi impatti ambientali che il disastro nucleare ha provocato.

Le concentrazioni di radiazioni nelle nuove foglio e nel polline, a ormai 5 anni dal disastro che nel marzo 2011 si scatenò in Giappone, sono ancora elevate. Gli esperti hanno rilevato un aumento delle mutazioni nella crescita degli abeti, che è proporzionale all’aumentare dei livelli di radiazione, ma anche mutazioni ereditarie in alcune popolazioni di farfalle e vermi il cui Dna risulta danneggiato proprio nelle zone dove la contaminazione è maggiore. Anche le forme di vita acquatica sono state contaminate e la presenza di Cesio, elemento radioattivo liberato dal disastro nucleare, è evidente nei pesci di acqua dolce.

Nell’articolo di Greenpeace si legge che nonostante il programma di decontaminazione massivo attuato dal governo del Giappone, la situazione non è ancora tornata alla normalità e difficilmente avverrà in breve, spiega Kendra Ulrich, Senior Nuclear Campaigner di Greenpeace Japan:

“Il governo di Abe sta perpetuando il mito che dopo 5 anni dal disastro nucleare la situazione sta tornando alla normalità. Le prove esposte sono solo retorica politica, non fatti scientifici. E sfortunatamente per le vittime, questo significa che gli è stato detto che è sicuro ritornare negli ambienti dove i livelli di radiazioni sono ancora troppo alti e sono permeati da una profonda contaminazione”.

 


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