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Gran Sasso, ghiacciaio del Calderone sparito: il caldo se l’è mangiato

Gran Sasso, ghiacciaio del Calderone sparito: il caldo se l'è mangiato

Gran Sasso, ghiacciaio del Calderone sparito: il caldo se l’è mangiato (A sinistra il Calderone nel 1913, a destra come è oggi)

ROMA – Non solo la Marmolada e i ghiacciai svizzeri. Il caldo esagerato di quest’estate ha fatto un’altra vittima, ancor più illustre: il ghiacciaio del Calderone, il più meridionale d’Europa, sul Gran Sasso, in Abruzzo. A metà agosto è sparito.

La conca fra i 2.650 e i 2.850 metri di altitudine, circondata dalle tre cime del Corno Grande del Gran Sasso, anche durante l’estate mantiene, solitamente, il suo manto bianco. Ma quest’anno, dopo una primavera secca e un’estate rovente, la conca è soltanto una pietraia, con tre minuscole chiazze di ghiaccio superstiti.

Se ne sono accorti subito al rifugio Franchetti, il più alto d’Abruzzo, posto proprio sotto il Calderone e i due Corni del Gran Sasso. Il 14 agosto la sorgente d’acqua alimentata dal ghiacciaio si è esaurita, lasciando la struttura a secco in piena stagione turistica. “Cosa mai successa in questi ultimi 30 anni”, commenta sconsolato su Facebook il gestore, Luca Mazzoleni.

Sul social network le foto degli alpinisti che scalano le cime del Gran Sasso confermano la sparizione del ghiacciaio, e si moltiplicano i commenti afflitti degli habitués di quei monti. Per l’alpinista aquilano Paolo Boccabella, “la situazione quest’anno è drammatica: il ghiacciaio è sparito non alla fine dell’estate, ma già a metà agosto”.

Quest’anno sul Gran Sasso è nevicato abbastanza poco, salvo l’evento eccezionale del 18 gennaio (quello che ha provocato la tragedia di Rigopiano). “Sono tre inverni che non nevica a novembre – spiega Boccabella -. E’ quella la neve che rimane, non quella di gennaio”. La primavera poi è stata secca, e l’estate particolarmente calda ha dato il colpo di grazia al Calderone.

In realtà, spiegano i meteorologi, a sparire è stata la copertura superficiale di neve, quella che di solito resiste tutta l’estate. Sotto il ghiaione, rimane uno strato di 15 metri di “ghiaccio fossile”, depositato lì da decenni, che arriva a uno spessore di 25 metri nell’inghiottitoio centrale.

“Il nevaio superficiale si consuma completamente d’estate in media una volta ogni cinque anni – spiega il meteorologo Marco Scozzafava dell’associazione “L’Aquila Caput Frigoris” -. Lo ha fatto nel 2001, nel 2007 e nel 2012. La sparizione del ghiacciaio non è un evento eccezionale, ma la situazione va tenuta sotto controllo. Sarebbe allarmante se la cosa si ripetesse tutti gli anni”.

Preoccupa il fatto che negli ultimi vent’anni anche il ghiaccio sotto il ghiaione si è ridotto: “Dal 1992 al 2015 – spiega Scozzafava – lo strato di ghiaccio sotto i detriti si è ridotto di quasi 1 metro, da 26 a 25 metri”.

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