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Ilva, Italia a processo a Strasburgo: “Non tutelò salute”

STRASBURGO – Italia sotto processo a Strasburgo per l’Ilva di Taranto. Lo Stato italiano dovrà rispondere dinanzi alla Corte europea dei diritti umani dell’accusa di non aver protetto la vita e la salute di 182 cittadini di Taranto dagli effetti negativi delle emissioni dell’Ilva. La Corte di Strasburgo ha ritenuto sufficientemente solide, in via preliminare, le prove presentate, e ha così aperto il procedimento contro lo Stato italiano.

A febbraio, la Corte aveva accettato la domanda di trattazione prioritaria del ricorso collettivo presentato da un gruppo di cittadini residenti di Taranto. I ricorrenti denunciavano la violazione del diritto alla vita e all’integrità psico-fisica, in quanto le autorità nazionali e locali avrebbero omesso di predisporre un quadro normativo ed amministrativo idoneo a prevenire e ridurre gli effetti gravemente pregiudizievoli derivanti dal grave e persistente inquinamento prodotto dal complesso dell’Ilva.

Contestata anche la violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare, anche in conseguenza dei cosiddetti decreti Salva Ilva con cui il governo ha mantenuto in funzione l’impianto sotto la propria gestione.

Intanto, sempre oggi a Taranto, è iniziato il processo per il presunto disastro ambientale causato dalle acciaierie. Si torna in aula dopo la regressione del dibattimento all’udienza preliminare a causa di un vizio procedurale e il nuovo rinvio a giudizio decretato dal gup Anna De Simone nei confronti di 44 persone fisiche e tre società. Il processo si celebra nell’aula “Emilio Alessandrini” della Corte d’Assise di Taranto, che stenta a contenere le parti processuali e il pubblico, davanti alla Corte d’Assise presieduta dal giudice Michele Petrangelo (a latere Fulvia Misserini e sei giudici popolari).

Alla sbarra ci sono anche i fratelli Fabio e Nicola Riva, della proprietà Ilva (oggi in amministrazione straordinaria), l’ex governatore della Puglia, Nichi Vendola, il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, l’ex presidente della Provincia Gianni Florido, l’ex presidente dell’Ilva Bruno Ferrante, l’ex responsabile dei rapporti istituzionali dell’Ilva Girolamo Archinà, gli ex direttori di stabilimento Luigi Capogrosso e Adolfo Buffo, l‘ex direttore di Arpa Puglia Giorgio Assennato, l’avvocato Francesco Perli (uno dei legali dell’Ilva), l’ex presidente della commissione ministeriale che rilasciò l’autorizzazione integrata ambientale all’Ilva, Dario Ticali e il deputato di Sel (ex asre regionale) Nicola Fratoianni.

Sono previste altre richieste di costituzione di parte civile da parte di famigliari di operai morti di tumore o di cittadini residenti nei quartieri a ridosso del Siderurgico. Emiliano ha salutato il procuratore di Taranto Carlo Maria Capristo e gli altri pm e si è accomodato accanto all’avv. Angelo Loreto, uno dei legali dell’Ilva in amministrazione straordinaria, che oggi potrebbe riproporre istanza di patteggiamento. In aula si è affacciato anche l’ex procuratore di Taranto Franco Sebastio.