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Mare con meno pesci e più cefalopodi. Colpa di pesca e…

ROMA – I cambiamenti climatici stanno modificando gli habitat del pianeta richiedendo grandi capacità di adattamento per sopravvivere. Tra i più colpiti gli oceani, le cui acque si stanno progressivamente scaldando mettendo a repentaglio la vita di tante specie marine.

A vincere la sfida per la sopravvivenza sono, inaspettatamente, i cefalopodi. Polpi, seppie, calamari e altri molluschi simili hanno saputo non solo adattarsi all’innalzamento delle temperature ma anche prosperare. Negli ultimi sessantanni il numero di questa classe di molluschi è aumentato in tutti gli oceani del mondo.

“I cefalopodi sono notoriamente variabili e la popolazione può oscillare fortemente sia all’interno di una stessa specie sia tra specie diverse. Il fatto che abbiamo osservato consistenti incrementi nel lungo periodo di diversi gruppi di cefalopodi, in habitat diversi, è un risultato notevole”, ha spiegato la ricercatrice Zoë Doubleday, dell’Istituto dell’ambiente dell’università di Adelaide in Australia, che sta studiando l’aumento delle popolazioni di queste creature marine. I risultati delle indagini, pubblicati sulla rivista Current Biology, hanno sancito l’adattabilità di questa specie rispetto a molte altre: i cefalopodi hanno una crescita rapida, una breve durata di vita e uno sviluppo flessibile. Tre caratteristiche chiave per l’adattamento ai cambiamenti climatici.

La loro proliferazione, probabilmente dovuta anche alla diminuzione dei loro predatori, potrebbe avere ripercussioni nell’ecosistema. “I cefalopodi abitano in tutti gli ambienti marini, e sono voraci predatori, ma anche un’importante fonte di cibo per molte specie animali, compreso l’uomo – ha concluso Zoë Doubleday – Per questo, il loro aumento ha implicazioni importanti, ma estremamente complesse, sia per la catena alimentare degli ecosistemi marini sia per la nostra specie”.