Michela Vittoria Brambilla contro cani da caccia in gabbie Toscana: “Vergogna”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 Novembre 2014 - 18:56 OLTRE 6 MESI FA
Michela Vittoria Brambilla contro cani da caccia in gabbie Toscana: "Vergogna"

Michela Vittoria Brambilla contro cani da caccia in gabbie Toscana: “Vergogna”

FIRENZE –  “cani da caccia in gabbie per animali da laboratorio? E’ una vergogna anche solo pensarlo, come stanno facendo in Toscana”. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la difesa degli animali e dell’ambiente (Leidaa), ha commentato così la notizia di una mozione approvata nelle scorse settimane dal consiglio regionale della Toscana.

L’ex ministro ha detto:

“Desta sempre sorpresa, nonostante anni di consolidata esperienza il grado di asservimento alle lobby venatorie cui le Regioni possono arrivare. La giunta toscana, già diffidata dalle associazioni animaliste, rischia di battere (per ora) ogni record, se accoglierà la richiesta avanzata in una mozione approvata dal consiglio il 24 settembre scorso: modificare il vigente regolamento regionale per consentire ai cacciatori di tenere cani in box di 2-4 metri quadrati, prendendo come punto di riferimento i parametri fissati dalla famigerata direttiva europea 2010/63 sulla ‘protezione’ (si fa per dire) degli animali utilizzati a scopi scientifici”.

Ed ha aggiungo:

“La mozione approvata, incredibilmente, fa esplicito riferimento alle condizioni di custodia di una muta di cani da cinghiale, risultate ai controlli non conformi al regolamento regionale. Conclusione: per non disturbare le doppiette, va cambiato il regolamento, che prevede da 4 a 8 metri quadrati per cane, secondo i criteri di una direttiva destinata agli animali da laboratorio!”.

La Brambilla ha poi concluso:

“Mi auguro che la giunta toscana non avalli questo duplice attentato alla logica e al benessere degli animali. Se poi il presidente Rossi ha bisogno di documentarsi, possiamo chiuderlo in una gabbia di quattro metri quadrati. Così valuterà personalmente l’effetto che fa”.