Ambiente

Monte Bianco, zero termico a 5mila metri: ghiacciai si sciolgono, rischio crolli e frane

Monte Bianco, zero termico a 5mila metri: ghiacciai si sciolgono, rischio crolli e frane

Monte Bianco, zero termico a 5mila metri: ghiacciai si sciolgono, rischio crolli e frane

AOSTA  – Lo zero termico è arrivato a quota 5mila metri sul Monte Bianco, mettendo a serio rischio la salute della sua copertura glaciale. Con lo scioglimento dei ghiacciai sulla vetta più alta d’Europa il rischio è quello di crolli e frane, che cambiano profondamente la montagna e diventano un pericolo per gli alpinisti, costretti a cambiare strade e riferimenti per scalarla. Martin Funk, professore del politecnico di Davos, lancia l’allarme spiegando che il cambiamento della montagna è stato rapido e bisogna fare attenzione.

Enrico Martinet sul quotidiano La Stampa scrive che a giugno 2017 le temperature raggiunte sul Monte Bianco sono quelle di un luglio e i ghiacci si stanno inevitabilmente sciogliendo, con tutto quello che comporta per l’ambiente:

“Se l’artico perde pezzi giganteschi, la Valle d’Aosta, la terra con altitudine media più elevata d’Europa (2000 metri) ha perduto l’un per cento dei suoi ghiacciai in sette anni, dal 2005 al 2012. La sua superficie è coperta di ghiaccio per il 4 per cento, 120 chilometri quadrati: ne ha persi 30, qualcosa come seimila campi di calcio, oppure sei volte la parte più densa della città di Aosta. Gli «osservatori» che Funk consigliava sono quelli della Fondazione Montagna Sicura, di Courmayeur, ai piedi del gigante febbricitante, geologi e esperti di meteo e di clima di Regione e Arpa (Agenzia regionale per l’ambiente). Guardano e studiano quanto accade in alto, dove dovrebbe regnare il freddo. L’alpinista Giorgio Passino, guida alpina di Courmayeur: «Caldo impressionante. A giugno in maglietta a 4.800 metri. Pazzesco. La notte il cielo è sereno eppure non gela. Non c’è la solita escursione termica. Si sprofonda in neve marcia perfino alle prime ore del mattino»”.

Se sul versante italiano del Monte Bianco sono state abbondanti tra l’inverno e la primavera, lo stesso non si può dire del versante francese e negli ultimi 15 giorni di giugnoper ben 6 volte lo zero termico è stato superato in cima. Il rischio è quello di siccità, frane e crolli, come spiega il segretario di Montana Sicura Jean-Pierre Fosson:

“«Abbiamo tre situazioni sotto controllo sul Monte Bianco. Il “cucciolone”, il grande ghiacciaio pensile delle Grandes Jorasses, che è soggetto a perdere per gravità la parte frontale senza che il riscaldamento incida più di tanto, poi il ghiacciaio di Planpincieux e il versante della Brenva che invece subiscono l’alterazione climatica». Fotocamere e sensori puntano i luoghi a rischio. Valerio Segor, ufficio valanghe della Regione che ha appena partecipato a un summit di 16 paesi in Germania per rivedere le scale del rischio, dice: «Ghiacciai come la Brenva o il Miage stanno per diventare “caldi”. Significa che quando accadrà saranno soggetti a scivolamento perché non poggeranno più su terreno freddo ma faranno i conti con la circolazione d’acqua da scioglimento nel loro substrato»”.

 

Non va meglio sul versante della Brenva, dove il caldo casa crolli di pareti e le vie in salita per l’alpinismo sono diventate irriconoscivili con l’abbassamento dei ghiacciai, come spiega la guida del Bianco da 46 anni Mario Mochet:

“«Sulla Brenva Arnaud Clavel ed io aprimmo una via sul Père Eternel dedicandola a Papa Wojtyla. Oggi per rifarla hanno dovuto piantare due chiodi a pressione in più. Il ghiacciaio ha scoperto un piede liscio e verticale. Noi guide dobbiamo fare i conti con queste variazioni. Però mi sembra che si è un po’ troppo ossessionati dalle previsioni. Tutto si è estremizzato, non solo il clima, ma anche la nostra percezione. I ghiacci torneranno»”.

 

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