Blitz quotidiano
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Olanda no auto: entro 2025 stop a tutte le benzina e diesel

ROMA – L’Olanda ha fatto il primo passo verso una scelta politica che sembra avere dell’utopistico: lo stop alla vendita di tutte le auto a benzina o diesel entro il 2025.

Spiega la Gazzetta dello Sport:

Il provvedimento sui carburanti è sostenuto dal partito Laburista PvdA, che ha ottenuto – nonostante la forte opposizione della Destra VVD – una prima approvazione in Parlamento. A sostenere l’iniziativa del PvdA, si sono affiancati anche i deputati dei Liberal Democratic D66, dei verdi GroenLinks e del partito ChristenUnie. Già nel 2013 il Governo olandese aveva siglato un accordo sull’energia con una quarantina di organizzazioni indipendenti, al fine di promuovere iniziative verdi nell’ambito dell’energia, dell’isolamento termico degli edifici e della riduzione della CO2. Nello scorso dicembre l’Olanda, assieme ad altre quattro nazioni e otto Stati del Nordamerica avevano formato la Zero-Emission Vehicle Alliance per arrivare entro al 2050 alla esclusiva vendita di automobili eco-compatibili.

Intanto, nello stesso giorno del provvedimento anti auto, gli olandesi hanno detto via referendum “no” all’intesa tra Ue ed Ucraina. l referendum consultivo che ha bocciato la ratifica dell’accordo Ue-Ucraina rischia di far implodere la Ue. E’ solo una goccia in più, di fronte a crisi epocali come quelle dell’immigrazione, del terrorismo, della sicurezza e della crescita, per non parlare della destra al governo in Polonia che stravolge le regole costituzionali, della Slovacchia che porta davanti alla Corte di Giustizia il principio della ricollocazione dei migranti, dell’Ungheria che costruisce muri, della Grecia al collasso e della Spagna senza governo. Indecisa a tutto per dieci anni, l’Europa rischia di crollare ora che la Commissione prova a forzare la mano a governi costretti ad inseguire le opinioni pubbliche affascinate dal populismo.

E’ quindi il significato politico del voto olandese a far montare la paura nei palazzi di Bruxelles, a spaventare David Cameron e a far esultare gli euroscettici. “Il presidente Jean Claude Juncker è triste”, sintetizza il portavoce della Commissione europea, Margaritis Schinas. Rivela che il lussemburghese “ha passato la notte al telefono con i leader europei” ed assicura che la Commissione “resta fermamente impegnata a sviluppare i rapporti con l’Ucraina”. Tuttavia “è evidente che l’Europa è a un passo dall’implosione”, come osserva anche Gianni Bonvicini, analista di affari europei e vicepresidente vicario del think tant Iai. Nel discorso di insediamento Juncker aveva avvertito che questa era “la Commissione dell’ultima chance”. L’accavallarsi delle crisi fanno pensare che non ce ne sarà un’altra? Schinas replica che il governo Ue ha “altri quattro anni di mandato e saremo giudicati da quello che avremo fatto”. Poi ricorda che Juncker è “forte” perché è stato il primo ad essere arrivato all’ ultimo piano del Berlaymont con un tentativo di elezione diretta, grazie al processo degli ‘spitzenkandidaten’. Ma è chiaro che la “tristezza” di Juncker riflette la frustrazione di un esecutivo che non trova sponda nei 28 governi europei.