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Olio di palma sostenibile è possibile: come e perché

ROMA – L’olio di palma è nocivo per l’ambiente? Non necessariamente. Sebbene la crescita dei suoi volumi produttivi abbia avuto un forte impatto in termini di conversione delle foreste nei suoi maggiori paesi produttori, posizionati nella fascia tropicale, oggi è possibile minimizzare tali impatti grazie all’utilizzo di un olio di palma sostenibile.

Lo sanno bene tutte le aziende italiane che hanno aderito alla RSPO (Round Table Sustainable Palm Oil), associazione fondata nel 2004, con l’obiettivo di gestire le problematiche ambientali e sociali legate a questo ingrediente fondamentale. Quello di palma è l’olio vegetale più usato al mondo (35% del totale), seguono quello di soia (circa 27%), colza (circa 14%), girasole (8%) e oliva che rappresenta solo l’1% del mercato degli oli vegetali (Fonte Oil World – dicembre 2015). La soluzione è quella di sostituire l’olio di palma, bensì produrre in modo responsabile una materia prima che di fatto rappresenta una fonte economica importante per le popolazioni dei paesi in via di sviluppo.

Dal punto di vista della tutela della sostenibilità del prodotto, l’Italia ha una posizione d’avanguardia. Le aziende che fanno parte dell’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile si impegnano infatti ad utilizzare olio di palma certificato RSPO. Inoltre, tra i loro obiettivi c’è quello di arrivare al 100% di olio di palma sostenibile entro il 2020. Piuttosto che boicottare l’olio del frutto di palma, favorendo la commercializzazione di prodotti che hanno un impatto ambientale maggiore, è possibile controllare e assicurarsi che il proprio marchio di riferimento usi solo olio certificato sostenibile. Quali sono le caratteristiche che un olio di palma sostenibile deve avere? La risposta arriva direttamente dall’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile. Deve essere:

  • olio con origini conosciute e quindi tracciabili;
  • olio prodotto senza convertire foreste e nel rispetto degli ecosistemi ad alto valore di conservazione;
  • olio prodotto con pratiche colturali rispettose delle foreste ad alto valore di carbonio;
  • olio prodotto con pratiche agricole atte a preservare le torbiere;
  • olio non proveniente dalla conversione in piantagioni di aree sottoposte ad incendi volontari;
  • olio che protegge i diritti dei lavoratori, popolazioni e comunità locali, rispettando il principio del  consenso libero, preventivo e informato;
  • olio che promuove lo sviluppo dei piccoli produttori indipendenti.

L’olio di palma “è sostenibile – ha detto il presidente dell’Unione italiana per l’olio di palma, Giuseppe Allocca – tutte le aziende utilizzatrici di palma che aderiscono alla nostra unione usano solo olio di palma 100 per cento certificato Rspo. Da qui ai prossimi quattro anni puntiamo ad adottare criteri di certificazione ancora più stringenti rispetto agli attuali, che sono già di alto livello”.

 

Alcune fonti utilizzate per la realizzazione del contenuto:
www.oliodipalmasostenibile.it
wwf.panda.org/palmoil
goodpalmoil.org
poig.org
http://www.stradeonline.it/scienza-e-razionalita/1172-no-l-olio-di-palma-non-fa-male-alla-salute