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Pesce scorpione, l’alieno velenoso che invade i mari italiani

ROMA – Una specie aliena minaccia i mari italiani. Si tratta del pesce scorpione, una specie tipica del mar Rosso e velenosa, è stato avvistato tra Tunisia e Sicilia, ma sta risalendo anche il Tirreno e l’Adriatico. Una puntura delle sue spine dorsali immette nel circolo del malcapitato un potente veleno, che può essere anche mortale per l’uomo, e che rimane attivo anche fino a 48 ore dalla morte del pesce.

Filippo Pala su La Stampa spiega che l’Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ha lanciato l’allarme dopo gli avvistamenti dei pesce scorpione nello Stretto di Messina, un invasore alieno che sta risalendo i mari italiani insieme ad altre specie non tipiche delle nostre zone, come il pesce palla:

“Il pesce palla è meno pericoloso dello scorpione, se non altro perché è tossico solo se viene mangiato, ma anche in questo caso si tratta di un alimento potenzialmente mortale: peraltro in Giappone un’altra razza di pesce palla, il cosiddetto Fugu , viene considerato un piatto prelibato, per quanto rischioso, visto che contiene un veleno 1200 volte più potente del cianuro e i cuochi per poterlo preparare devono avere una licenza speciale che richiede un tirocinio pluriennale”.

Oltre alla pericolosità per l’uomo, queste due specie aliene rappresentano un pericolo per le specie autoctone, che rischiano di scomparire dai nostri mari:

“Quello delle nuove specie nei nostri mari (che siano aliene ed invasive o meno), pericolose per l’uomo o del tutto innocue, è un tema talmente rilevante che proprio l’Ispra ha pubblicato di recente un “Quaderno” di ricerca, per la pesca artigianale e sportiva, dedicato proprio alle “Nuove specie” (pesci ma anche granchi ed alghe), in particolare in Adriatico, per aiutare i “primi fruitori” del mare a riconoscere gli ultimi arrivati. Curato dal ricercatore Ernesto Azzurro, della sede di Palermo dell’istituto, vuole superare il tradizionale concetto di Citizen science per passare all’approccio basato sulla Local Ecological Knowledge (Lek), vale a dire la valorizzazione delle conoscenze già in pos di chi vive a stretto contatto con la natura, come succede appunto coi pescatori”.

Nel libro dell’Ispra si parla anche di un altro alieno che popola ora le acque italiane, si tratta del pesce conglio bruno, una specie erbivora originaria dell’Oceano Indiano e Pacifico che oggi è stato avvistato anche nello Stretto di Sicilia, in Albania e in Croazia:

“Anche questo pesce è capace di infliggere dolorose punture, anche se è meno pericoloso dei suoi simili “alieni”: tra le specie più diffuse in Adriatico abbiamo poi, per citarne solo alcuni, il pesce coniglio striato (anch’esso con spine velenose), il pesce flauto dai puntini blu, non rischioso per l’uomo e buono da mangiare, il pesce serra, anch’esso commestibile ma dal morso doloroso e il pesce pappagallo, che però non può essere certo considerato un alieno, visto che già gli antichi romani lo consideravano uno dei prodotti più prelibati del Mare Nostrum”.


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