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Pfas: uva, pere e mele del Veneto sono avvelenate? Cosa sono le Pfas e quali sono le zone a rischio

Uva, pere e mele del Veneto sono avvelenate dalle Pfas (sostanze perfluoro alchiliche)? È quello che vuole verificare la Direzione prevenzione, sicurezza alimentare e veterinaria della Regione del Veneto (vedi il rapporto dell’Arpa e del Ministero dell’Ambiente), che in accordo con l’Istituto Superiore di Sanità, con una comunicazione inviata alle Ulss interessate, ha deciso di iniziare con i campionamenti sulle produzioni agricole di uva, pere e mele.

I territori interessati sono quelli delle Ullss 5 Ovest Vicentino, 6 Vicenza, 17 Este-Monselice, 20 Verona, 21 Legnago. I controlli sono effettuati sulla frutta che viene e verrà raccolta in questa stagione, cioè appunto uva, pere e mele. Questo significa che potrebbe essere avvelenata dalle Pfas tutta la frutta e la verdura prodotta nelle province interessate dalla contaminazione. Qui puoi scaricare e leggere lo studio della Regione Veneto.

I controlli sull’uva da vino saranno effettuati in aziende agricole dei Comuni di Albaredo d’Adige, Alonte, Arcole, Brendola, Cologna Veneta, Legnago, Lonigo, Montagnana, Pressana, Roveredo, Sarego, Terrazzo e Zimella. Le mele da tavola saranno “campionate” nei Comuni di Albaredo d’Adige, Bevilacqua, Bonavigo, Boschi Sant’Anna, Legnago, Minerbe, Montagnana, Noventa Vicentina, Terrazzo. I campioni sulle pere da tavola saranno effettuati nei Comuni di Albaredo d’Adige, Bevilacqua, Bonavigo, Boschi Sant’Anna, Legnago, Lonigo, Minerbe, Pressana, Roveredo, Terrazzo. I campioni che verranno analizzati saranno complessivamente 183. I Comuni non inclusi nelle liste hanno dato una “numerosità campionaria non rilevante” per l’assenza o il numero ridotto di aziende presenti.

Che cosa sono le Pfas? Origine del caso Pfas è la fabbrica Miteuni di Trissino (paesino di 9 mila abitanti in provincia di Vicenza), che ha sversato fino al 2011 queste sostanze chimiche in due torrenti, contaminando il bacino di Agno e Fratta Gorzone. La sostanza inquinante, risalendo la catena alimentare, potrebbe essere presente nel sangue e nei tessuti dei 350 mila abitanti di un area che comprende le province di Verona e Padova ed ha come epicentro Vicenza. Spiega Ivan Compasso su Repubblica:

I medici per l’ambiente Isde hanno stimato 1.300 morti in più delle medie naturali, negli ultimi trent’anni, nei comuni interessati. […] I composti sversati, tutti resistenti all’acqua, sono tessuti in Goretex, rivestimenti di carta e cartone per alimenti, fondi antiaderenti e contenitori alimentari come il Teflon. Nel 2013 uno studio del Consiglio nazionale per le ricerche sulla presenza dei Pfas in diverse aree del paese ha riscontrato tra Padova, Vicenza e Verona concentrazioni fino a 2.000 nanogrammi per grammo, considerate altissime. E livelli paragonabili sono stati trovati nelle acque potabili. Contemporaneamente, in quell’area del Nord-Est si è riscontrato l’aumento di patologie serie: l’infarto del miocardio, diversi linfomi, il morbo di Parkinson, l’Alzheimer, malattie dell’apparato genito-urinario, tumori al fegato, alla mammella e alle ovaie.

L’Arpa, l’Agenzia regionale per l’ambiente, dopo una campagna di monitoraggio delle acque ha certificato, sempre nel 2013, che dallo scarico dell’azienda Miteni sono fuoriusciti per vent’anni “notevoli quantità di perfluoroalchilati” e “gli impianti di depurazione non sono stati in grado di abbattere questo tipo di sostanze”. La Regione Veneto ha imposto l’uso di appositi filtri e richiesto aiuto al governo per le spese necessarie per mettere in sicurezza l’acquedotto: servono cento milioni di euro l’anno.

Il procedimento di sintesi degli Pfas fu brevettato nel 1938 dalla multinazionale DuPont, accusata negli Usa di aver sversato nel fiume Ohio grandi quantità di sostanze cancerogene. Negli Stati Uniti l’agenzia ambientale Epa ha bandito i perfluoroalchilici già nel 2000. Nel 2006 il Parlamento europeo ha fissato a 0,0005 per cento la concentrazione massima di Pfas nei materiali e si sta discutendo sul loro inserimento nella lista stilata dalla Convenzione di Stoccolma che individua i composti più pericolosi per la salute dell’uomo. La Miteni ha interrotto la produzione pericolosa, ma nel luglio 2013 la Procura di Vicenza ha aperto un’indagine sulla Miteni per adulterazione e contraffazione delle acque. L’azienda, tuttavia, sposta le accuse: “Abbiamo investito 15 milioni nel trattamento delle acque, la falla è nel sistema consortile di depurazione”.

Lo stabilimento di Trissino è nato nel 1964 come centro ricerche dell’azienda tessile Marzotto, nel 1988 passò alla Miteni, joint venture tra Eni e Mitsubishi. Dal 2009 la struttura è di proprietà della multinazionale tedesca Weylchem del gruppo International chemical investors.

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