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Smog, 500mila morti nella Ue, Italia prima

STRASBURGO – Lo smog uccide 500mila persone nei Paesi dell’Unione europea. E l’Italia ha il record di morti: sono 66.630 le vittime del particolato fine (PM 2.5), 21.040 quelle del biossido di azoto (NO2) e 3.380 quelle dell‘ozono (O3).

Nonostante la qualità dell’aria in Europa stia migliorando, l’inquinamento atmosferico resta il principale fattore ambientale di rischio per la salute umana, abbassa la qualità della vita ed è la causa stimata di 467mila morti premature l’anno in tutto il continente. I dati sono contenuti nel Rapporto “Qualità dell’aria in Europa 2016” dell’Agenzia europea per l’ambiente (Eea).

Come ricorda Beatrice Montini sul Corriere della Sera, secondo il rapporto diffuso dalla stessa Agenzia l’anno scorso, l’Italia era il Paese Ue con più morti premature causate dall’inquinamento dell’aria. E i dati diffusi oggi confermano questo triste record.

Lo smog letale è prodotto dagli scarichi delle auto, in particolare quelle diesel, dagli impianti di riscaldamento e dalle centrali industriali. Il nostro Paese è seguito della Germania (73.400 le vittime del particolato fine (PM 2.5), 10.610 quelle del biossido di azoto (NO2) e 2.500 quelle dell’ozono – O3), dal Regno Unito (rispettivamente 37.930, 11.940 e 710 decessi)e dalla Francia (45.120, 8.230 e 1.780 vittime). Nella parte alta della classifica dei Paesi con più morti premature per lo smog troviamo anche la Polonia (48.270, 1.610 e 1.150 morti) e la Spagna (23.940, 4.280, 1.760).

LA NORMATIVA UE – Per tentare di correggere questa situazione il Parlamento europeo ha approvato in seduta plenaria una normativa che si prefigge di imporre limiti più bassi ai principali inquinanti per abbassarne entro il 2030 la quantità nell’atmosfera sotto i livelli del 2005. Le particelle incriminate vanno dal biossido di zolfo, causa delle piogge acide, al particolato, che può causare malattie respiratorie e cardiovascolari.

Nella normativa, approvata con 499 voti a favore, 177 contrari e 28 astensioni, si stabiliscono i nuovi limiti nazionali per ridurre le emissioni di biossido di zolfo (SO2), ossidi di azoto (NOx), composti organici volatili non metanici (COVNM), ammoniaca (NH3) e particolato fine (inferiore a un diametro di 2,5 micrometri). L’obiettivo: ridurre l’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla salute di circa il 50% entro il 2030. I tetti erano già stati concordati informalmente con la Presidenza del Consiglio dei ministri europeo, oggi l’approvazione in via definitiva.