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Assisi. Sgarbi stronca allarme Giotto di Repubblica. Fu manutenzione o restauro?

Assisi. Sgarbi stronca allarme Giotto di Repubblica. Fu manutenzione o restauro?

Assisi. Sgarbi stronca allarme Giotto di Repubblica. Fu manutenzione o restauro?

ROMA – Assisi. Sgarbi stronca allarme Giotto di Repubblica. Dilemma manutenzione/restauro. I primi a ringraziare Vittorio Sgarbi sono stati proprio i frati francescani di Assisi che li assolve (ne scrive su Il Giornale) dall’accusa lanciata dallo storico dell’arte Tomaso Montanari su Repubblica di qualche giorno fa, secondo cui il restauro condotto nella basilica di San Francesco ha alterato a tal punto i connotati degli affreschi trecenteschi (Giotto, Simone Martini) da renderli irriconoscibili.

I frati, forti del sostegno di Vittorio Sgarbi e della sua perizia scientifica (“restauri perfetti ed irreprensibili”) che smonta la presa di posizione di Montanari spiegabile solo con la voglia di “sbattere il mostro in prima pagina”, hanno lanciato domenica una “grande campagna” di raccolta fondi per il restauro della cappella di Santa Caterina, all’interno della Basilica Inferiore di San Francesco, in risposta alle polemiche dei giorni scorsi relative agli affreschi delle stesse Basiliche di Assisi, in particolare in merito alla manutenzione degli affreschi di Lorenzetti e alla pulitura del paramento di pietra del Subasio.

La minaccia segnalata da Montanari, i lavori condotti sui capolavori trecenteschi nella basilica rischiano di alterare gravemente i colori dell’originale, richiama la distinzione tra restauro (e l’ultimo è quello del 1968) e la ordinaria manutenzione. Sgarbi sostiene che la polemica è pretestuosa e infondata, “un’azione di puro killeraggio”.

A partire dalla falsificazione della documentazione fotografica. Infatti, le immagini pubblicate, prima e dopo il restauro degli affreschi di Simone Martini e dell’ambito di Giotto, di cui si discute, riguardano pitture che non sono state restaurate. Neppure toccate dopo l’intervento del 1968. Le apparenti differenze dipendono non dal restauro che non c’è stato, ma dal trucco fotografico, fino al punto di presentare un particolare della Crocefissione attribuita a Giotto, non sfiorata dal restauratore, con una fotografia sfocata.

Basterebbe questo a smontare gli argomenti, peraltro debolissimi, di Montanari, il quale però si inerpica in una serie di affermazioni contraddittorie e insensate. Dopo avere annunciato un «pericolo» che non c’è, ne attribuisce il segnale alla persona più prudente e sensibile di cui possa disporre il ministero, Francesco Scoppola, evidenziandone inavvertitamente il masochistico conflitto di interesse: «La Direzione Generale per le Belle Arti del Ministero per i Beni Culturali – ora guidata dall’architetto Francesco Scoppola, già direttore proprio dell’Umbria – è “allarmatissima”, ed ha disposto un sopralluogo i cui esiti non sono stati affatto rassicuranti».

Bugia, ad evidenza. Come può Scoppola allarmarsi, ora, per un restauro minuziosamente seguito proprio da lui stesso, nel ruolo di diretto responsabile, come direttore regionale della Soprintendenza dell’Umbria? Come ignaro di sé, Scoppola dovrebbe fare un’ispezione a se stesso, per verificare quello che ha fatto. Nel particolare, suggestionato da non si sa chi, Montanari scrive insensatezze, parlando di quella che appare ottima «pulitura del paramento di pietra del Subasio». Basta osservare le parti non pulite, coperte di macchie, di umidità e sporcizia, per apprezzare la pulizia semplice, ordinata e corretta.

[…]  Lo stato degli affreschi, descritto con inaudito allarmismo da Montanari, è sempre quello dopo il restauro del 1968. Sembra incredibile ed è invece inquietante e delittuoso. Un esempio intollerabile di teppismo giornalistico, che in effetti già le foto pubblicate da Repubblica suggeriscono. Alla faccia del «politicamente corretto». La visita in loco, in attesa della fantomatica commissione, ribalta tutto.

L’abbaglio di Montanari trova motivazione in un pregiudizio moralistico, l’asserita decisione dei Frati «di fare da soli», senza più contare sulla consulenza del depotenziato Istituto Centrale del Restauro in una mistificazione mitologica della istituzione benemerita, ma dei cui interventi Montanari non ha la competenza per giudicare. Però, secondo costume e retorica, e senza esperienza, contrappone pubblico e privato, ingiustamente mortificando Sergio Fusetti, vero e meritevole custode degli affreschi della basilica francescana, con la sua sobria opera di manutenzione, e scrivendo che si sarebbe passati «da uno dei collegi di ricercatori e restauratori più affidabili al mondo alla ditta privata di un singolo restauratore» che, nella fattispecie, si è peraltro formato nell’Istituto Centrale per il Restauro[…] (Vittorio Sgarbi, Il Giornale)

 

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