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Dipingere e fare arte con i genitali: Pricasso, “L’Origine du Monde”, Milo Moirè FOTO

NEW YORK – Nel districarsi dei secoli, l’arte ha sempre raffigurato nelle sue statue e nei suoi quadri i genitali. Solo in epoca moderna però, si è cominciato a fare arte usando i genitali. L’ultimo in ordine di tempo ad emergere da questo nuovo modo di concepire l’arte è Pricasso, un simpatico signore australiano che a New York fa ritratti di personaggi famosi usando il suo fallo. Tim Patch, questo il suo vero nome è in grado di fare opere che poi vengono quotate dai dai 299 ai 1000 dollari.

Prima di Pricasso, l’arte dei genitali era prevalentemente un’arte “vaginale”. Basta citare Deborah De Robertis, un artista originaria del Lussemburgo che nel 2014, al Museo d’Orsay di Parigi, ha posato davanti alla celebre tela “L’Origine du Monde” con in sottofondo l’Ave Maria di Shubert, ottenendo un fermo di Polizia e la chiusura del museo.

Vivienne L’Amour ha realizzato insieme ad alcune colleghe delle “Vagina Monoprints”. Oltre lei c’è Milo Moirè che si è fatta masturbare in piazza ed è stata arrestata e che poi, durante Art Cologne, ha cominciato a deporre uova di colore dalla vagina. Come scrive Il Giornale, 

“In “Vagina Monoprints”] l’artista – si fa per dire, giuro! – si impennella ben, bene di colore all’altezza della pancia e dell’inguine, e si sdraia su della stoffa, stampando, trasferendo l’acrilico, con la forma delle proprie parti intime. Facile no? Pur essendo identico lo stampa, l’opera, di volta in volta, cambia in base alla pressione, al movimento del bacino e al colore utilizza”to.

“Di altro spessore, sicuramente più desideroso di attrarre attenzione intorno a sé, è l’espressione gallinesco-esibizionistica di Milo Moirè, bellissima trentatreenne svizzera, laureata in psicologia; una che si presenta nel 2015 in un museo e che si fa masturbare pubblicamente in piazza – con la performance “Mirror Box”, eccesso che le è valso l’arresto –. Ma soprattutto la pioniera della pittura vaginale fatta deponendo uova di colore. L’ingegnosa genitrice di “PlogEgg” – questo il nome della performance -, si è presentata davanti al palazzo dei congressi di Colonia durante i giorni di Art Cologne, e su un attrezzo simile a quelli che usano gli imbianchini per arrivare ancor più su. Spalancate le gambe, si è inserita delle uova nella vagina, contenenti del colore acrilico, e poi le ha depositate sulla tela sottostante, lasciandole cadere dall’alto. Risultato? Un ricordo di Pollock e tanti allegri schizzi di colore ovunque. La mission: “Voglio rendere le persone di nuovo consapevoli della loro fisicità, fargli sentire i loro punti di forza e quelli di debolezza fisica”, ha spiegato la Moirè dopo un’esibizione in Svizzera”.

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