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Israele, la tomba di Gesù Cristo scoperta durante gli scavi al Santo Sepolcro

GERUSALEMME  –  Dopo secoli, scoperta dagli scienziati la lastra sepolcrale che molti cristiani ritengono abbia accolto il corpo di Gesù Cristo. La superficie originale è venuta alla luce, nel corso dei lavori di restauro nella Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme, secondo il National Geographic.  Fino a quel momento, il marmo – almeno dal 1555 d.C. – aveva ricoperto la lastra.

L’organizzazione sta filmando i lavori svolti nella chiesa, considerato il luogo simbolo della cristianità.   Fredrik Hiebert, archeologo della National Geographic Society, ha detto: “Il rivestimento in marmo della tomba è stato sollevato, e siamo stati sorpresi dalla quantità di materiale di riempimento sotto di esso. Si tratterà di una lunga analisi scientifica ma finalmente saremo in grado di vedere la superficie della roccia originale su cui, secondo la tradizione, fu posto il corpo di Cristo”.

La tradizione cristiana afferma che duemila anni fa il corpo di Cristo, dopo la crocifissione da parte dei romani, fu posto su una lastra ricavata da una cava calcarea. La lastra sepolcrale era racchiusa in una struttura nota come l’Edicola, struttura architettonica relativamente di piccole dimensioni, una parola derivata dal termine latino “aedicola”, che significa “tempietto”. 

L’Edicola del Santo Sepolcro, sorretta da colonnine, decorata con festoni, iscrizioni, quadri, lampade a olio, grandi candelabri delle diverse comunità, fu eretta sul punto in cui secondo la tradizione cristiana il corpo di Gesù fu unto, avvolto in un panno e sepolto prima della sua resurrezione.  Si trova a poche centinaia di metri dalla collina del Golgota, luogo della crocifissione di Gesù ed è un simbolo della cristianità. Ciò, tuttavia, nel corso degli anni, non ha impedito rivalità e dispute tra i religiosi.

La chiesa cattolica, greco-ortodossa e armena, mantengono sezioni separate e ciascuna custodisce gelosamente il suo dominio. I sacerdoti che lavorano e pregano nella chiesa, solitamente vanno d’accordo ma le tensioni possono esplodere: nel 2008, un litigio tra monaci greco-ortodossi e armeni sfociò in una rissa. Ma di fronte al disperato bisogno di restauri, i religiosi hanno messo da parte le differenze. Lo scorso anno, per breve tempo, la polizia israeliana chiuse l’edificio, dopo che l’Antiquities Authority di Israele non lo ritenne sicuro, spingendo così a unire le forze.

L’Edicola e la tomba attualmente sono in fase di restauro da parte di scienziati della National Technical University di Atene guidati da Antonia Moropoulou, supervisore scientifico, che al National Geographic afferma: “E’ un momento cruciale del restauro”.

L’Edicola fu ricostruita all’inizio del XIX secolo, dopo un incendio, ma rimase gravemente danneggiata nel 1927  da un terremoto. Nel 1947, sotto il mandato britannico, fu consolidata da un’armatura metallica ma a contribuire al degrado è anche l’alto numero di pellegrini e turisti che, assieme alle candele, genera l’umidità prodotta dalla condensa del respiro dei visitatori.

La mancanza di risorse economiche ha impedito per anni i restauri. I finanziamenti delle tre principali confessioni cristiane (cattolica, rappresentata dai francescani, greco-ortodossi e armeni), contributi pubblici e privati tra cui il re Abdullah di Giordania, hanno consentito l’avvio del progetto stimato a più di 4 milioni di dollari.

All’inizio di quest’anno, il Patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme, la Chiesa cattolica romana e la Chiesa ortodossa armena (le tre principali delle sei chiese cristiane che detengono la custodia del Santo Sepolcro), ha invitato la NTU a guidare il progetto di restauro, che dovrebbe essere completato nella primavera del 2017.

La chiesa, uno delle più antiche del mondo, fu costruita nel 325 d.C. dall’imperatore romano Costantino.
La costruzione fu distrutta nel 1009 da califfo musulmano al-Hakim. Un restauro dei Crociati, risalente al XII secolo, ha dato al Santo Sepolcro l’attuale aspetto, mentre l’incendio del 1808 distrusse l’Edicola.
Nel 1852, per risolvere le controversie all’interno della chiesa, fu ratificato un accordo indicato col termine “Statu quo” che a tutt’oggi regola gli spazi, orari, tempi delle funzioni e loro svolgimento, spostamenti e percorsi all’interno del Santuario.

Il reverendo Atanasio Macora, frate francescano che rappresenta i cattolici presso la Commissione interconfessionale che negozia le controversie al Santo Sepolcro, afferma che senza le norme conservatrici dello “Statu quo”, il progetto avrebbe potuto essere più ambizioso.


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