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“Statue lo avevano sempre piccolo perché…”. Esperta svela

ROMA – La dimensione del pene delle statue antiche è un argomento che ha interessato diversi studiosi, incuriositi dal fatto che mentre i satiri sfoggiano attributi enormi, altre celebri opere mostrano genitali davvero piccoli.

A dare una spiegazione alla spinosa questione è la curatrice d’arte Ellen Oredsson: “Innanzitutto sono piccoli perché sono sempre flaccidi. Così a riposo, non sono di misura così inferiore ai quelli reali. Inoltre i canoni di bellezza erano totalmente diversi dai nostri. Oggi i peni grandi sono un vanto e un segno di virilità, mentre all’epoca lo erano i peni piccoli. I peni grandi erano associali a specifiche caratteristiche negative: stupidità, bruttezza e lussuria”.

L’idea di un pene gigante, dunque, era associata costantemente alla negatività. Non è un caso che una delle statue più dotate sia quella di Priapo, dio della fertilità, dotato di erezione permanente ma punito dagli dèi che lo cacciarono dall’Olimpo e lo condannarono all’impotenza. L’uomo ideale di contro era razionale, misurato, intellettuale e autoritario. “Faceva tanto , ma il suo pene modesto gli permetteva di restare lucido e logico”.

Una concezione che cambiò leggermente con i romani, più positivi verso i falli grandi, ma non modificò troppo il modo di realizzare le statue. Durante il Rinascimento, un esempio di pene piccolo è il David di Michelangelo. La teoria, in questo caso, è che si fosse ristretto per la paura di fronte al gigante Golia. Michelangelo scolpì ogni dettaglio affinché il corpo mostrasse i sintomi della tensione, e non avrebbe risparmiato nemmeno la virilità dell’eroe.

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