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Nogarin indagato, Casaleggio: “Se non lascia voto a rischio”

MILANO – Filippo Nogarin indagato imbarazza il Movimento 5 stelle. Lui si dice pronto a dimettersi. Beppe Grillo gli dice di resistere. Ma Davide Casaleggio è dubbioso: “Se si dimette, perdiamo voti, ma se non si dimette rischiamo di perdere le elezioni”, è il pensiero del figlio del defunto fondatore del Movimento, secondo quanto riportato da Tommaso Ciriaco su la Repubblica.  Ma secondo l’editoriale del Tirreno, giornale di Livorno, firmato dal direttore Omar Monestier, Nogarin non si dimetterà.

Nogarin, sottolinea il direttore del quotidiano toscano, non è un militante qualsiasi per Beppe Grillo.

I due sono legati da un lungo patto di fedeltà, che passa anche per la presa di distanza dal primo cittadino di Parma Pizzarotti. Grillo difenderà Nogarin fino a quando non avrà prova del contrario di quel che il sindaco di Livorno ha assunto a suo mantra: «Io non ho fatto nulla, quel che mi viene imputato è conseguenza dell’operazione di risanamento avviata dalla mia amministrazione nei confronti dell’ex municipalizzata dei rifiuti».

Monestier fa dei distinguo anche rispetto ai casi di Lodi e di Quarto:

Nonostante siano già iniziate le comparazioni, a ora, non pare vi siano molti punti di contatto fra l’indagine livornese e quella di Lodi, ad esempio, dove il sindaco Pd è stato beccato a taroccare le e-mail per non farsi scoprire. O con quella campana, a Quarto, dove il sindaco del M5s ha pasticciato prima con i lavori in una mansarda e poi con le relazioni pericolose. Qui è un’altra storia. A Filippo Nogarin vengono chiesti chiarimenti su procedure non corrette nella rimozione di un consiglio di amministrazione che non gli rispondeva come avrebbe voluto, sulla firma in calce ad atti di forte valenza politica (l’assunzione di una trentina di precari) o di condivisione amministrativa (il bilancio di Aamps in condominio con la precedente amministrazione Pd).

In altre parole, le indagini, nel caso di Nogarin, non sono un’onta, bensì

certificano la volontà della nuova amministrazione livornese di metter mano a una situazione disastrosa, ereditata – ripetono i 5 Stelle, sovente sbagliando – dal Pd. Ecco perché Nogarin non si dimetterà. Vuole dimostrare che il suo avviso di garanzia è differente da quello che viene recapitato agli amministratori di tutti gli altri partiti.

Casaleggio, invece, è meno tenero di Beppe Grillo, che sabato mattina, dopo che si era diffusa la notizia dell’avviso di garanzia al sindaco pentastellato di Livorno, lo aveva chiamato assicurandogli il sostegno dell’intero Movimento. Come sottolinea Ciriaco su la Repubblica,

un conto è sostenere a caldo il sindaco, come fa Beppe Grillo. Altra cosa è reggere un’intera campagna elettorale, bombardati dall’accusa di “garantismo a giorni alterni”. Mollare il sindaco per salvare le amministrative, dunque, oppure mandare al macero anni di intransigente giustizialismo?

E’ Luigi Di Maio a cercare di uscire dall’impasse dando a Nogarin una sorta di fiducia a tempo, sfidando il sindaco a dimostrare nel più breve tempo possibile la propria estraneità ai fatti: “E’ chiaro che dopo la vicenda di Quarto abbiamo aperto una riflessione al nostro interno, aveva detto Di Maio pochi giorni fa alla Camera. Siamo a un passo dal conquistare Roma, vicini al governo del Paese. Diciamo che esiste una questione di garantismo che dobbiamo affrontare. L’obiettivo è trovare le soluzioni migliori, caso per caso”.

A Di Maio arrivano le telefonate dei responsabili delle campagne elettorali di tutta Italia, da Roma a Napoli, fino a Torino. Chiedono come comportarsi di fronte alle domande sul giustizialismo a doppia misura.

Eppure era stato lo stesso Nogarin ad avvisare i vertici del Movimento di quello che stava per accadere. Anche se nessuno avrebbe potuto sapere con certezza quando sarebbe accaduto. E, sottolinea la Repubblica, la notizia piomba nel bel mezzo della missione “legalitaria” del Movimento a Lodi, dove è finito in carcere il sindaco del Pd Simone Uggetti, che ha portato Grillo a coniare l’hashtag #IoVotoOnesto.

E così, dopo il primo silenzio stampa e l’appoggio a caldo di Grillo, ora la cautela di Casaleggio jr. Ma nel frattempo il Pd si scatena, con Ernesto Carbone, esponente della segreteria renziana, che ironizza: “Chi di manette ferisce, di manette perisce…”.

 

 

 


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