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Scalfari: fatwa su M5S e speranza che il Pdl si sfasci

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Scalfari: no a Beppe Grillo

Eugenio Scalfari ha spiazzato molti della sinistra e degli stessi collaboratori chic di Repubblica pronunciando formale anatema contro Beppe Grillo e e il suo Movimento 5 Stelle. Lo ha fatto nel suo editoriale di domenica 10 marzo: nei giorni scorsi si era visto un certo fermento tra gli intellettuali più irrequieti del giro, con Paolo Flores D’Arcais (mai c’è mai stato Love’s Labour’s Lost fra di loro) come punta di lancia e con Michele Santoro che era arrivato a formare il suo governo idealeStefano Rodotà primo ministro fra Salvatore Settis e Carlo Petrini che sono tutti collaboratori di Repubblica e altri della famiglia allargata. Inoltre un’altra star di Repubblica, Barbara Spinelli, si è spinta molto pro Beppe Grillo di recente con articoli e appelli in compagnia sempre di nomi illustri del giro.

Ora la fatwa. Chiarisce bene i concetti Scalfari, con una lucidità di analisi che è merce rara di questi tempi di trasformismi impazziti e di residuo odio per Berlusconi capace di fare dire alla stessa Spinelli che Beppe Grillo è un’altra cosa, migliore di Berlusconi, forse confondendo moralità pubblica e virtù private con pericolosità politica. Chiarisce Scalfari che l’obiettivo che il Movimento 5 Stelle

“si propone è ormai chiarissimo (salvo il colpo di scena di una rivolta degli eletti rispetto alle indicazioni dei due proprietari del movimento stesso). Vuole la palingenesi politica, cioè il rovesciamento della Repubblica parlamentare nella sua architettura modellata dalla Costituzione. Nel caso specifico palingenesi significa puntare sul “tanto peggio tanto meglio”.

“Perciò il folto battaglione dei parlamentari 5 Stelle dirà di no ad ogni governo che non sia il suo; ma con il 25 per cento di seggi un governo 5 Stelle è impossibile, a parte le reazioni dell’ Europa e dei mercati. Potrebbe accettare un governo guidato e composto da persone affidabili dal suo punto di vista? Un governo del tipo di quello immaginato da Santoro? Cioè del tutto svincolato dagli impegni europei?”.

Scalfari non ha dubbi:

“Non credo che il Pd lo voterebbe ma soprattutto non credo che Giorgio Napolitano lo nominerebbe, non sarebbe nemmeno un salto nel buio ma un suicidio vero e proprio.

La strada è stretta e il tempo sta per scadere. Scalfari ci ricorda che il 15 aprile avranno inizio le operazioni per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica, mentre quello attuale, Napolitano, decade da ogni funzione , anche se fino al 15 maggio resta titolare del ruolo ma “ingessato a tutti gli effetti”. Di conseguenza,

“dal 26-27 marzo al 15 aprile a Napolitano restano dunque una ventina di giorni”.

Scalfari è certo, e in questo concorda con i principali cremlinologi, che Napolitano,

“cui spetta di nominare il premier, non farà salti nel buio e non nominerà un governo che non abbia una maggioranza parlamentare”.

Vediamo alla sequenza temporale:

1. “Il 19 marzo, dopo che le Camere avranno costituto i gruppi parlamentari, le commissioni previste dai regolamenti e le rispettive presidenze,  avranno inizio le consultazioni al Quirinale”.

2. A questo punto “Napolitano incaricherà Pierluigi Bersani, leader del centrosinistra che ha la maggioranza assoluta alla Camera e la maggioranza relativa al Senato. Non sarà un incarico “esplorativo”  […] ma di “scopo”: [Bersani dovrà] verificare se attorno al suo nome e al suo programma sarà possibile formare una maggioranza. Se il risultato sarà positivo Bersani otterrà la nomina, se sarà negativo no.

3. Sabbia nella clessidra ne è rimasta poca. Se Bersani non ce la farà, Napolitano, “in quel limitato spazio di tempo dovrebbe nominare un governo con un premier che non sarà più Bersani, capace di realizzare quella maggioranza che il leader del centrosinistra non ha ottenuto ma che tuttavia dovrebbe esser gradito anche al centrosinistra senza il quale nessuna maggioranza si può formare. Questo è il problema che Napolitano dovrebbe risolvere nella ventina di giorni a sua disposizione. A questo punto l’analisi si sposta dall’attuale Capo dello Stato alle forze politiche che siedono in Parlamento.

“Allora, resta soltanto l’ipotesi d’un governo istituzionale o del Presidente come si usa chiamare nel lessico corrente. Molti pensano che sia questa l’ipotesi di Napolitano, […] che per le ragioni già esposte esclude l’approvazione delle 5 Stelle . [Tale governo] dovrebbe ottenere la fiducia del centrosinistra, di “Scelta civica” [di Mario Monti, che, Scalfari, dopo l’inganno subito, non nomina con molte valide ragioni] e del Pdl perché in mancanza di quest’ultimo la maggioranza al Senato non c’è”.

Però, sostiene Scalfari con numerose motivazioni

“l’accordo del centrosinistra con il Pdl è del tutto improbabile, configurerebbe una spaccatura della coalizione ed anche dello stesso Pd. Ma è anche improbabile dal punto di vista di Napolitano. Berlusconi è stato proprio in questi giorni condannato ad un anno di reclusione per violazione di segreto istruttorio; il 23 marzo la Corte d’appello di Milano emetterà sentenza di secondo grado nel processo sui diritti cinematografici Mediaset (false fatturazioni, falso in bilancio, costituzione di fondi neri all’estero, frode fiscale). Potrà emendare o annullare o confermare la sentenza di primo grado che ha condannato Berlusconi a 4 anni di reclusione. A fine mese arriverà anche la sentenza del processo Ruby (concussione e prostituzione minorile). Nel frattempo si profila un rinvio a giudizio della Procura di Napoli che indaga sulla corruzione e il voto di scambio (De Gregorio, Lavitola e compari); [intanto tutto è stato] complicato dalla vertenza al calor bianco tra Berlusconi e i suoi legali da un lato e i tribunali dall’altro provocata dalla presunta impossibilità dell’ex premier a partecipare ai processi che lo riguardano”.

Qui si fa strada una speranza,

“che il Pdl esploda in mille pezzi e una parte di essi confluisca con “Scelta civica” che diventerebbe in tal modo determinante per raggiungere la maggioranza in Senato insieme con il Pd; […] a quel punto un governo sarebbe possibile e potrebbe anche avere lunga durata sempre che fosse accettabile. Ma presieduto da chi e composto come? “.

Qui la risposta è nel più assoluto rigore di osservanza della Costituzione. Si tratta di un governo, ricorda Scalfari, destinato a

“affrontare i marosi d’una recessione sempre più acuta ed essere pienamente credibile in Europa”

e pertanto non può

“avere carattere istituzionale, [né] essere un governo d’un Presidente uscente ma debba essere nominato dal nuovo inquilino del Quirinale”.

Se Scalfari ha ragione, e purtroppo ha ragioni da vendere, la prospettiva non è delle più edificanti per noi poveri cittadini, contribuenti, consumatori, pensionati, lavoratori, imprenditori e altro:

“A Napolitano resterebbe la sola via di lasciare Monti a Palazzo Chigi per l’ordinaria amministrazione, che tra l’altro dovrà essere scavalcata almeno su un punto necessario e urgentissimo affinché il“credit crunch” non porti la nostra economia a completa rovina: il pagamento di 50 miliardi da parte del Tesoro alle imprese creditrici”.

La situazione, ricorda Scalfari, è grave e , questo non lo dice ma è il passo successivo del ragionamento, il governo di Monti non ha fatto nulla se non peggiorare le cose:

“Il governatore Visco ha lanciato due giorni fa il suo allarme, le rappresentanze delle imprese invocano un’immediata iniezione di liquidità. Tecnicamente ci sono vari modi per renderla possibile, a cominciare dalla cartolarizzazione di beni dello Stato appetibili e vendibili, che servano da garanzia ad obbligazioni scontabili dalle banche e/o dalla Bce direttamente. Francamente non vedo altre soluzioni per impedire che il “tanto peggio tanto meglio” distrugga lo Stato e le istituzioni repubblicane”.

 

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