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Vittorio Sgarbi contro Virginia Raggi: “Le darei 1. Ora invece di capre dirò Raggini”

Vittorio Sgarbi contro Virginia Raggi: "Le darei 1. Ora invece di capre dirò Raggini"

Vittorio Sgarbi contro Virginia Raggi: “Le darei 1. Ora invece di capre dirò Raggini”

ROMA – Vittorio Sgarbi non ha mai provato simpatia per Virginia Raggi, il sindaco di Roma del Movimento 5 stelle, e ora ha deciso di “dedicarle” uno dei suoi insulti. “Invece di capre da ora in poi dirò Raggini“, ha detto il critico d’arte e politico ai microfoni di Radio Cusano Campus ospite della trasmissione Ecg condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio.

Il critico d’arte ha commentato il voto che la Raggi si è data nel suo primo anno come sindaco di Roma, un bel sette e mezzo. Un voto che per Vittorio Sgarbi è decisamente esagerato, dato che lui le avrebbe dato 1:

“Sì è data sette e mezzo per il suo primo anno da sindaco di Roma. E’ colpevole di essere incapace. I reati per cui è indagata sono reati minori, ma la colpa di essere inetti è gravissima. Lei non vale un cazzo, quando uno non vale un cazzo ne deve prendere atto e togliere il disturbo, non stare lì a disturbare. A lei darei 1 come voto, era meglio Marino. Anzi, ora invece di capre potrei dire Raggini, raggini, raggini!”.

 

Parlando della maturità 2017, Sgarbi ha detto di conoscere il poeta Giorgio Caproni:

“Certo che lo conoscevo, è uno dei grandi poeti italiani del secondo 900. E’ la seconda volta che una traccia di tema riguarda me. L’anno scorso hanno citato delle tracce di un mio testo, quest’anno mi hanno fatto commentare con la parola caprone la scelta di Caproni come se fossero stati caproni a scegliere questo poeta molto importante, conosciuto dalla critica ma poco popolare. I meriti di Caproni sono molti, la sua qualità più importante è stata quella di traduttore, ha tradotto i poeti maledetti francesi soprattutto, ha tradotto i fiori del male. Il Miur non ha sbagliato a mettere Caproni nelle tracce.

Il problema è che la poesia del dopoguerra è una poesia rarefatta, ermetica, per pochi. E siccome il popolo non può vivere senza poesia si è sostituita la poesia con la canzone, con Mogol, Battisti, la Vanoni, Celentano. Noi abbiamo un patrimonio di poesia formidabile, ma i poeti sono rimasti in penombra perché hanno scelto un percorso troppo ermetico, troppo elitario. Così oggi si pensa che i poeti siano i cantanti. Caproni è sempre stato nel mondo della letteratura considerato un poeta importante, è della generazione di mio padre più o meno, non è diventato una leggenda perché i cantautori hanno sostituito il mondo della poesia. Caproni è un poeta interessante, ma è scettico, con un’aria sempre un po’ distaccata, e anche la poesia che hanno scelto, che non è brutta, è una poesia in cui si vuole fare un po’ i fenomeni, come a dire che la natura va protetta dall’uomo,ma l’uomo è l’espressione più alta della natura, il rapporto tra uomo e natura va coltivato, immaginare una natura senza uomo è una forma di snobismo in cui Caproni è caduto”.

E poi parlando dell’esame ha aggiunto:

“Non mi ricordo nulla del mio esame di maturità, mi ricordo a malapena il primo esame all’università. Credo che gli esami di maturità siano totalmente inutili, i ragazzi quello che sanno sanno, quello che non sanno non è che possono fingere di saperlo. Forse è un esame che esiste per dare il senso di un passaggio all’età adulta, ma tanto un ragazzo a 18 anni o ha già capito o non capisce un cazzo definitivamente”.

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