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Berlusconi, il suo pubblicitario: “Ecco il segreto dei suoi capelli”

ROMA – Luigi Crespi è il pubblicitario che ha seguito la campagna di Silvio Berlusconi del 1994. In un certo senso è lo stratega del Berlusconi delle origini, quello del contratto con gli italiani, dei manifesti enormi, del “meno tasse per tutti”. Tutte trovate sue. E racconta a Luca Telese su Libero anche aneddoti curiosi. Come quello che capelli di Berlusconi…

«Gli propongo di sostituire la Tv con campagne di affissione legate a eventi: dei veri e propri tazebao i famosi 6X3. Il suo grafico, Ermolli, metteva tutte queste foto di Berlusconi ritoccando i capelli…».

E tu?
«Mi disperavo: “È ridicolo. La gente la vede calvo e poi sul poster la trova così”.

E Berlusconi?
«Hai ragione. Ma non togliamoli dai manifesti: me li rimetterò io!”».

“Una scelta di campo”?
«Era suo. Non mi è mai piaciuto. La nave azzurra pure, idea sua».

Siamo alle Politiche 2001, cosa gli proponi?
«Un poster con lo slogan: “Meno tasse per tutti”. Lui lo guarda e dice: “Geniale: com’ è possibile che in 50 anni nessuno ci abbia pensato?”».

E il contratto con gli italiani?
«È entrato nel mito, ma l’ originalità è stata nella confezione di quell’ idea: un imprenditore che sigla un vero contratto con gli elettori. Gli dissi: “Deve firmarlo a San Siro, solenne, davanti a centomila persone”».

E cosa non andò?
«Berlusconi lo raccontò a Vespa che gli disse: “Ottimo. Ma lo firmi da me”. Ero furibondo. Ma è stato meglio Porta a porta. Serviva la tv».

Dopo la vittoria che succede?
«Tutto lo staff si è trovato impegnato in politica, in Parlamento o nel Governo, spostando l’ attività da Milano a Roma.
Io scelsi di rimanere nella mia azienda».

Ubriacatura.
«Infatti, avevo 40 anni: mi ero scordato da quanto tempo non toccavo terra, non aprivo una portiera, non avevo soldi in tasca perché pagavano per me».

E cosa hai fatto?
«Un enorme passo più lungo del gamba, tento di quotare la mia azienda in Borsa nel boom della new economy, acquisto, inglobo, ma a settembre crollano le Torri Gemelle, e con loro il mio castello di carte».

Sei indagato, nel 2003.
«Vengo arrestato nel 2005, il processo finisce nel giugno 2015».

Conseguenze?
«Una ferita profonda per me e la mia famiglia, in seguito alla quale non ho più coltivato ambizioni imprenditoriali, una lezione durissima ma molto salutare».

Ora che fai?
«Il pubblicitario ma ho iniziato ad occuparmi di formazione».

L’ analisi di questo voto.
«Il caos. Vince chi sopravvive. Tutte le parole e gli slogan sono stati usati e distrutti nella crisi della seconda repubblica».

E Renzi?
«Non ha uno storytelling».


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