TAG: articolo 118, articolo 118 costituzione, articolo 41, articolo 41 costituzione, evasione fiscale, imprese italiane, italia competitiva, legge tremonti, riforma costituzione, riforma urbanistica, urbanistica
Questo fanno i tedeschi, questo non fanno gli italiani. Un esempio di qualche anno fa. Silvio Berlusconi era presidente del Consiglio, Walter Veltroni era sindaco di Roma. Berlusconi, che è della pianura padana, non può immaginare che lontano lontano, quasi dall’altra parte del mondo, ci sia un continente che si chiama Cina. Dovrebbe andarci, ma una piccola grana di politica interna gli dà il pretesto per cancellare il viaggio.
Veltroni, che è perito cinematografico e vede il mondo in technicolor e per un titolo in più sui giornali invita in Campidoglio il Dalai Lama e la cosa fa inferocire i cinesi, per i quali conta poco che Berlusconi e Veltroni militino in due partiti contrapposti. Questa è una sottigliezza di poco conto, per il loro modo di pensare: per loro gli italiani sono non brava gente, ma brutta gente, insensibile, ignorante e quando l’ambasciatore chiede udienza lo fanno ricevere dall’ultimo scalcinato funzionario ex maoista.
Nel frattempo arrivano i tedeschi, che si sono curati i cinesi, li hanno colmati di attenzioni e di fiori, hanno manifestato verso di loro il rispetto che merita una probabile futura superpotenza mondiale, magari hanno anche fatto scivolare nelle tasche giuste le giuste bustarelle (la storia della Siemens è educativa) e il risultato è che le grandi industrie tedesche si sono aggiudicate contratti da miliardi.
Grandi industrie, che non sono frenate, nella nascita e nella vita, da quattro certificati in più. Grandi industrie, non il bar di fronte, che per la sua tettoia avrà al massimo dato una mazzetta a qualcuno al Comune e che non ha ambizioni globali di esportare, né in Cina né in Albania, i suoi cappuccini.
C’è qualcosa che puzza in tutta questa storia. Quel che nessuno riesce a immaginare è quel che accadrà davvero, da qui alla prossima emergenza che porterà a introdurre norme ancor più rigide di prima, per contrastare le inevitabili e immancabili infiltrazioni mafiose, gli abusi, le illegalità che nel frattempo si saranno verificati in nome della semplificazione. Leggiamo vecchie e nuove norme, magari c’è qualcosa che capiscono solo i legulei, ma se non si capisce è anche peggio.
A questo punto si comincia a capire. Forse, dietro la competizione globale, si nasconde qualcosa di più italiano: lo scardinamento delle norme urbanistiche, la possibilità di aprire e chiudere aziende, aziendine, “scatole” senza alcun contenuto imprenditoriale, il tutto a piacimento e tanto peggio per chi ci rimane: che sia l’ingenuo cittadino che ha stabilito rapporti con aziende così evanescenti, o peggio ancora il fisco.
Questa seconda è probabilmente l’ipotesi più verosimile, perché l’idea che si scomodino funzionari dello Stato di alto livello per studiare leggi per favorire piccoli truffatori è poco consistente. Se invece l’attività creativa è indirizzata verso nuovi forme di elusione del fisco, allora ne vale la pena, visto che con il tempo le varie isole felici del Lussemburgo, del Portogallo, dell’Irlanda sono state lambite da acque sempre più procellose di agenti delle tasse scatenati da tutta l’Europa.
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Chi semplicemente ha l’abitudine di leggere i giornali, su carta o on line, sa che non è il bar o la pescheria, il negozio di elettrodomestici o il laboratorio di falegname che affrontano la competizione globale. La competizione globale è data da aziende colossali, con ingenti capitali, fior di dirigenti e con alle spalle dei Governi consapevoli di quel che devono fare, di strutture di diplomazia attive e focalizzate a penetrare i vari mercati.
Praticamente ci dovremmo fidare di “soggetti” tipo Parmalat, Lehman Brothers, etc?
Non è un discorso di sfiducia conseguente alla sburocratizzazione, se la facessero dove andrebbe fatta, ben venga. Il problema è che hanno bisogno di sparare sempre in alto perché nulla cambi, non sono in grado di mettere mano nel pastone della PA e voler partire dalla carta dimostra l’intento prendere gli allocchi.