Blitz quotidiano
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Terrorismo e sicurezza. Hanno dato un po’ di aria condizionata al carabiniere in garitta ma il resto è messinscena

Terrorismo e sicurezza: dopo anni, hanno dato un po’ di aria condizionata al carabiniere nella garitta, certo è una mossa più utile del dispiego di truppe in piazza, dei controlli severi agli aeroporti a vecchietti e bambini, che  hanno tutta la parvenza di una sceneggiata per incantare i cittadini. Per un numero immemorabile di anni, fino a questa estate, i carabinieri si sono alternati in quei cubi di vetro, sei ore per turno, giorno e notte, al gelo e sotto il solleone. Ora si sono accorti che ci si poteva morire, non per un attentato ma per una insolazione ma l’interrogativo resta: a che serva quel carabiniere in garitta nessuno lo può dire.

La Sinagoga di Roma si estende su quattro lati. Oltre all’angolo guardato a vista 24 ore su  24 dal  carabiniere chiuso in garitta, a guardia del potenziale bersaglio di terroristi islamici c’è anche una pattuglia, basata in una camionetta da dove i carabinieri alternano alla contemplazione del tempio israelitico la funzione di guide turistiche. Alle spalle una chiesa che un tempo presidiava lo sbocco del Ghetto ebraico lato Tevere e una stradina che gli piomba alle spalle e che…Dio ce ne scampi. E protegga i nostri ragazzi dai loro comandanti. La storia d’ Italia offre esempi desolanti.

Gli altri due angoli della Sinagoga sono lasciati scoperti, a conferma della inutilità dei due presidi appena descritti. Di garitte fungo in cristallo, peraltro, è sparso il centro di Roma, davanti a palazzi che si presumono occupati da uffici di Camera e Senato ma senza logica apparente. Dentro ci sono altrettanti carabinieri, graziati questa estate da un impianto a split nuovo di zecca. Si spera sia silenzioso e non spari aria troppo gelata, altrimenti il militare si vedrebbe costretto a aprire la porta per non morire sordo e assiderato, con tanti cari saluti alla sicurezza. Ma ci provino il signor Ministro o il signor Generale a passare 6 ore filate chiuso là dentro e poi forse capirebbero qualcosa di più.

Anche i militari sparsi per Roma, in divisa da combattimento e mitragliatore in mezzo ai turisti danno un senso di disagio e di inutilità. Il meglio che possono fare è aiutare  i turisti a trovare la strada. C’è una piazza, a Trastevere, piazza Sant’Egidio, dove staziona una pattuglia dell’esercito che resta difficile cosa possa proteggere e come all’occorrenza possa agire, circondata e quasi sommersa da bancarelle e saltimbanchi.

Totale dispregio per la intelligenza dei cittadini e la loro paura delle armi, totale dispregio anche per quei poveri soldati, lasciati lì a far da bersaglio, senza protezioni efficaci, senza regole di sicurezza evidenti. Vogliono farci credere che si preoccupano di noi ma non ci riescono, comunicandoci disagio, al massimo indifferenza di fronte a tanta sciatteria di programmazione.

Il dispiego di truppe a fini propagandistici si ripete davanti a centinaia di potenziali “obiettivi sensibili” in molte città italiane. Sa di burla lo spiegamento di truppe davanti al palazzo di Giustizia di Milano. Lo hanno deciso dopo che Claudio Giardiello, imprenditore disperato, ha ucciso 3 persone e ferito altre 2. Aveva premeditato per mesi l’attentato, aveva fatto entrare e nascosto da qualche parte la pistola della strage. Ci voleva un più efficace e meno sciatto sistema di sicurezza. I soldati, anche ci fossero stati, non sarebbero serviti proprio a nulla se non, forse, a aumentare il bilancio della tragedia.

Se però possiamo permetterci la polemica sul burquini, o burkini, vuol dire che non è una cosa seria. La guerra al costume da bagno islamico sembrava chiusa con la sentenza del Tribunale di Torino che ha definito discriminatorio il divieto imposto dal Comune di Varallo Sesia. Ma i francesi, che si sono fatti stirare sulla Promenade di Cannes dal camion di un matto impazzito di religione, hanno rispolverato un vecchio divieto e ingaggiato una lotta degna di miglior causa.

Cerchiamo di essere seri. Non è con le sentinelle in piazza che si prevengono gli attentati. Gli inglesi a Londra negli anni in cui imperversava il terrorismo irlandese non hanno mai dato l’impressione di vivere in stato d’assedio. Hanno messo al lavoro i loro servizi di sicurezza, gli hanno dato copertura politica e giudiziaria, hanno cercato vie d’uscita politiche e soprattutto economiche alla ribellione di Londonderry e Belfast. Giravi per Londra e non ti accorgevi di vivere in un Paese in parziale guerra civile.

Chi ha memoria antica, può misurarsi sul ricordo di come fu sconfitto il terrorismo italiano. Chi è giovane, può tenere presente cosa è accaduto negli episodi di terrorismo verificatisi a partire dal 2000. In tutti i casi la risposta sembra la stessa:

il terrorismo si combatte con una buona intelligence e un po’ di fermezza. Tutto il resto è politica, inclusa la feroce quanto inutile detenzione di Guantanamo, che è un simbolo, non una misura di sicurezza.

Intelligence e fermezza. Col buonismo stile Boldrini si va magari in Parlamento ma non molto oltre. Gli immigrati sono il futuro dell’Occidente, non solo della nostra Italia; non a caso gli Usa continueranno a crescere sotto la spinta di sempre nuovi arrivi. Senza crescita di popolazione si ripiega nel Medio Evo, che fu infatti un lungo periodo di recessione e calo demografico.

Questo è politica ma non vuole dire liberi tutti, porte aperte. Il punto focale deve essere l’interesse dell’ Italia, non un esercizio di carità cristiana. La carità cristiana è un fatto individuale, la fermezza è un atto di responsabilità politica collettiva.

Fermezza non vuol dire eliminare i rischi di attentati come la pena di morte non ha mai eliminato i delitti. Vuol dire però gestire i fenomeni, nel bene e nel male e provare a ridurre le probabilità di disagio e malcontento, specie se la fermezza è abbinata a un minimo di pianificazione che non sia solo finalizzata a privilegiare i fornitori di assistenza.

Guardiamo indietro negli anni. Economiche e sociali sono le cause che hanno fecondato il terreno in cui sono maturati gli attentati, politiche le cause che hanno portato ai deficit di intelligence che quegli attentati hanno reso possibili, economici, politici sono stati gli sviluppi della Storia che hanno poi rimosso il disagio matrice del terrorismo. Anche un po’ di fermezza poliziesca e giudiziaria: il caso italiano è esemplare. Ricordiamolo. Ci sono voluti i carabinieri di Dalla Chiesa, magistrati coraggiosi come Caselli, la legge sui pentiti che peraltro potevano fare un po’ meglio e anche una buona redistribuzione di reddito che hanno svuotato l’acqua in cui nuotavano i pesci della rivoluzione.

Il resto sa molto di messa in scena. Un amico reduce da un viaggio in Francia mi ha raccontato che all’ aeroporto di Tolosa, i passeggeri del volo da Roma hanno fatto una coda di un’ora e mezzo, mescolati ai passeggeri provenienti dal Nord Africa, controllati con puntiglio come non dovrebbe avvenire per un Paese della Comunità Europea. Il messaggio è diretto al Governo italiano: voi ci rovesciate in Francia i vostri clandestini, non fate i controlli come prescritto e noi trattiamo i vostri turisti come profughi.

Per il resto sembra che il sempre più impettito Hollande voglia imitare i nostri, facendo camminare su e giù per gli aeroporti, schierando la domenica davanti alle chiese ragazzi e ragazze in mimetica e mitragliatore, come se potessero mai fermare un terrorista suicida

Prendiamo alcuni attentati clamorosi: le Torri Twin Towers di New York, l’ 11 settembre 2001; Charlie Hebdo, a Parigi, il 7 gennaio 2015; Bataclan il 13 novembre 2015 sempre a Parigi.

Quali che siano state le motivazioni di quegli attentati, a renderli possibili ha contribuito sempre una carenza di intelligence e anche un eccesso di morbidezza da parte degli apparati preposti. Ai tempi delle Torri Gemelle gli analisti individuarono due gravi carenze:

1. Debolezza complessiva della Cia americana, fiaccata da anni di polemiche e inchieste parlamentari, demotivata dal costante tentativo di strumentalizzazione a opera del giovane Bush e della sua nuova destra; smantellata la rete di spie, puntava tutto sulle intercettazioni che però, senza il “fattore umano”‘ davano risultati modesti.

2. Distrazione o meglio auto castrazione dei servizi tedeschi, efficaci e forse anche troppo (suicidio Baader-Meinhof) nella lotta al terrorismo rosso, interno alla Germania (della eredità tecnica della Gestapo hanno beneficiato sia a Est sia a Ovest), molto liberali e passivi verso gli stranieri proprio per il timore di accuse, polemiche e confronti col passato nazista. Molti dissero e scrissero che il commando suicida non a caso fu guidato dal giovane egiziano Mohamed Atta. Vivendo e studiando per anni in Germania aveva goduto di una straordinaria libertà d’azione e di interazione con l’estremismo islamico grazie alla forse eccessiva indulgenza dei servizi tedeschi.

Anche in Italia forse solo oggi si comincia a rendersi conto che era mal riposto un eccesso di garantismo che ha trasformato dei servitori dello Stato in criminali e un predicatore di odio in un eroe.