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Ai profughi ci penseranno i libici? Con ministri così l’Italia è un miracolo

Ai profughi ci penseranno i libici? Con ministri così l'Italia è un miracolo

Ai profughi ci penseranno i libici? Con ministri così l’Italia è un miracolo

Forse alla fine a fermare gli sbarchi dei profughi ci penseranno i libici. Hanno modi un po’ spicci, ma si sono resi conto, magari qualche nostro “missionario” li ha fatti riflettere, che così non può continuare. I libici non vanno per convegni e salotti, da sei anni vivono con la morte sul comodino, scanzando proiettili e bombe. Non si sopravvive con la retorica buonista. I libici sanno che chi dispone di migliaia di dollari per pagarsi un passaggio in Europa non è un disperato in fuga, è un essere umano in cerca di un futuro migliore. Suo diritto cercarlo, ma il suo diritto ha un limite nel diritto altrui. Non è col cuore di mamma che si fanno passi avanti. San Francesco sarebbe rimasto un grande santo senza frate Elia, che trasformò un gruppo di spossessati in un potentissimo ordine religioso.

Si celebra oggi il 61.mo della strage di Marcinelle, 136 minatori italiani morti su 262 in un pozzo belga. In quei tempi, in Belgio come in Australia, al posto dei neri c’erano gli italiani. Ma la retorica non ci deve fare sragionare.

Per questo, nella presente contingenza, non è accettabile che ci siano ministri che remano contro, come Graziano Delrio, Andrea Orlando, Maurizio Martina, Angelino Alfano, Valeria Fedeli, Marianna Madia.  Come definirli? Ogni parola che mi viene in mente è da querela, la affido alla trasmissione del pensiero.

Delrio, quello che va in processione in Calabria e passerà alla storia per il disastro delle province, che sabota le disposizioni di un altro ministero; Alfano, quello del pasticcio kazako e che non ha il quid, che invoca l’ Onu, covo di inettitudine a dire il meno, dove gli interessi italiani sono sempre stati calpestati;  e poi la Fedeli, ministro dell’ Istruzione con la laurea diciamo così contestata; Orlando, quello che vuole aumentarci le tasse per farci bere meno champagne e perde le elezioni in casa sua nella rossa La Spezia.

Tutti schierati a difesa delle Ong contro il ministro dell’ Interno Marco Minniti, ultimo e forse unico interprete di quel pragmatismo che fece grande il Pci.  Minniti è l’antitesi della simpatia, sembra Fouchéreincarnato, ma, come Fouché,  Minniti sa che ordine e legalità sono concetti universali, sa anche che non si regola il flusso dei profughi il Governo e il partito che lo sostiene, il Pd, continueranno a perdere popolarità. Non si può non sottocrivere quello che Minniti ha detto al Parlamento: che l’accoglienza di migranti trova il suo limite e confine nella integrazione. Senza integrazione non può esservi accoglienza. E quindi i migranti non vanno aboliti e cancellati ma governati.  Invece contro Minniti si è schierato Delrio: “Nessun porto chiuso, lo dico da responsabile della Guardia costiera e delle operazioni di soccorso ai migranti”.

Risultato, la ridicola sceneggiata delle navi italiane che hanno raccolto nei pressi della costa libica i profughi da una nave di Medici senza frontiere che in Italia non avrebbe potuto attraccare in base alle disposizioni del ministro dell’ Interno.

A Minniti la misura è parsa colma e ha minacciato le dimissioni. Paolo Gentiloni ha capito che da solo non ce la avrebbe fatta e con una buona dose di sano realismo e santa umiltà si è rivolto al presidente della Repubblica Mattarella. Da lui è venuto a Minniti un sostegno pubblico totale per il suo operato, come lui ha richiesto.

Ma non c’è da fidarsi. “Delrio non la prende bene ma non si straccia le vesti: «Il tema dell’accesso ai porti delle navi Ong che non hanno firmato il codice è ancora da articolare». Nel suo entourage ricordano poi che Mattarella è stato nella sala operativa della Guardia costiera. «Ha elogiato il nostro lavoro»”. È un infernale gioco di ombre. E pensate che sono dello stesso partito…

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