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Alessandro Manzoni tradito due volte: dai no vax ante-litteram e dai divulgatori superficiali

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Alessandro Manzoni tradito due volte: dai no vax ante-litteram e dai divulgatori superficiali

ROMA – Alessandro Manzoni tradito due volte: dai no vax ante-litteram e dai divulgatori superficiali. Non sono nemmeno paragonabili i due tradimenti di Alessandro Manzoni, modello letterario/storico imprescindibile e insieme incubo per gli studenti di ogni ordine e grado cui se va bene capita di “scoprire” i Promessi Sposi quando la scuola ormai è un ricordo.

Il primo tradimento, una specie di polemica no vax ante litteram appartiene al dominio del risibile, del grottesco spinto. L’ineffabile dottoressa Gabriella Stefania Mereu, già radiata dall’ordine dei medici perché, fra le altre sue teorie, spaccia terapie curative del cancro a base di fiori di Bach e parolacce catartiche, sostiene che lo studio dei Promessi Sposi è un’aggressione pedagogica volta a terrorizzare gli studenti.

Colpa della peste descritta magistralmente dal Manzoni: troppo bene, se seguiamo il ragionamento della ex dottoressa, per non sospettare un uso strumentale della lingua. E infatti, lei dice che “fanno studiare a scuola I promessi sposi solo per pubblicizzare l’epidemia. Per diffondere la paura della epidemia quando parla della epidemia di peste”. Colpa, ne siamo convinti, della proteiforme e a questo punto retrospettiva capacità della potente lobby farmaceutica che ci incatena a un’ignoranza imbelle per propinarci farmaci a volontà con la complicità dei governi corrotti. Per ora abbiamo assistito solo a una epidemia di epidemie, stando al lessico della ex dottoressa.

Più problematico l’altro tradimento, ma perlomeno si resta in un ambito di controversia filologica più rispettabile. “Riteniamo che a dispetto degli ampi consensi di cui gode, il docu-film ‘Alessandro Manzoni, milanese d’Europa’ del Cnsm non sia adeguato sotto il profilo didattico e quindi sarebbe opportuno non sia distribuito nelle scuole medie di Milano”: inizia così la lettera che il Centro Studi Abate Stoppani ha inviato al ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, chiedendole di valutare “l’adeguatezza didattica” del film prodotto nel 2016 dal Centro Nazionale Studi Manzoniani (Cnsm), con il contributo anche del MiBACT.

L’appello del centro studi lecchese, riportato da la Repubblica, rileva che nel film ci sono “aspetti di superficialità, dimenticanze, deformazione di dati storici, minimizzazioni di elementi fondanti della vita di Manzoni (per esempio, il suo rapporto con Lecco)”. “Gli eredi dell’Abate Stoppani non hanno capito le finezze di questo documento”, la replica di Angelo Stella, direttore del Centro Nazionale Studi Manzoniani.

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