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Bollitori d’acqua banditi? Ue ci ripensa, teme Brexit del tè

ROMA – Bollitori d’acqua banditi? Ue ci ripensa, teme Brexit del tè. Può più una tazza di tè contro l’arrogante burocrazia europea dei controlli e dei divieti che mille manifestazioni di euroscetticismo. Questione di cultura e di opportunità politica: la commissione europea ha staccato la spina – è il caso di dire – al piano di limitazione dell’uso di elettrodomestici che consumano troppa energia, bollitori d’acqua in testa. Parliamo di bandire quei super-kettle che gli inglesi utilizzano in media tre volte e mezza al giorno per prepararsi la bevanda nazionale preferita.

Troppo popolare per essere sfidata. Marcia indietro e coda fra le gambe, gli euro-burocrati hanno fatto due conti: nel pieno della campagna Europa yes or not, colpire il simbolo nazionale avrebbe voluto dire consegnarsi mani e piedi a una inesorabile Brexit, l’uscita unilaterale della Gran Bretagna dal mercato comune. Per una volta a Bruxelles ci si è convinti che va bene l’ambiente, ok il risparmio energetico, non si può però legiferare impunemente contro la volontà granitica dei cittadini che si intende governare.

62 miliardi di tazze di tè all’anno rappresentano un deterrente formidabile. I bollitori d’acqua continueranno a sbuffare e fischiare imperterriti e a consumare come locomotive. Così come i tostapane per concedersi il complemento imburrato d’obbligo. Talmente radicata l’abitudine che quando va in onda la pubblicità nelle trasmissioni più gettonate si assiste a clamorosi picchi nella domanda di energia. Sulle spesso inopportune raccomandazioni Ue ha prevalso la raccomandazione politica per eccellenza: primum vivere, deinde legiferare.