Blitz quotidiano
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Boris Johnson al Foreign Office: una resurrezione da ridere…

ROMA – Boris Johnson al Foreign Office: una resurrezione da ridere… “Un giullare di corte”: così Alex Salmond, deputato ed ex leader degli indipendentisti scozzesi dell’Snp, ha bollato oggi il neo ministro degli Esteri britannico, Boris Johnson, durante un talk show alla Bbc. Un po’ sprezzante, ma coglie nel segno, non solo per i trascorsi da grande gaffeur e la capigliatura abbagliante (di Hillary Clinton, nel 2007  descrisse Hillary Clinton come  “l’infermiera sadica di una clinica psichiatrica”).

Basta guardare (sotto l’articolo video) come Mark Toner, portavoce del Dipartimento di Stato Usa, accoglie la notizia che sarà lui, novello Lazzaro dopo la morte politica, a guidare il Foreign Office: si è messo a ridere, non ce l’ha fatta a trattenersi.

E il primo appuntamento ufficiale di Johnson sarà proprio il prossimo consiglio dei ministri degli esteri Ue dove sarà presente il segretario di Stato americano John Kerry. Ci sarà poco da ridere dopo che Lazarus Boris ha insolentito Barack Obama in persona come un paranoico repubblicano qualsiasi suggerendo che il presidente guardava con pregiudizio alla Gran Bretagna per la sua ascendenza kenyota e per un rancore mai sopito nei confronti del colonialismo britannico.

Pragmaticamente Toner se l’è cavata aggiungendo che il rapporto fra Gran Bretagna e Stati Uniti “va al di là delle singole personalità”. Chi c’è, c’è, per capirci. Ma il giullare non perde il vizio e subito, spandendo ironia come una cortina di fumo, ha colto l’occasione per una battuta.

A chi gli chiedeva se se ci saranno “molti leader stranieri ai quali dovrà porgere le sue scuse”, “Boris il bugiardo” (il ministro degli esteri francese Ayrault), “Boris l’irresponsabile” (il ministro degli esteri tedeschi Steinmeier, senza nominarlo), “Boris il beone” (“guiderà i cocktail parties all’ambasciata”, fonti interne al governo britannico), ha risposto ironicamente “gli Stati Uniti sono i primi della fila”, riferendosi alla frase di Barack Obama che aveva detto che la Gran Bretagna dopo la Brexit sarebbe finita in fondo alla coda degli accordi economici.

Va così oggi in Gran Bretagna. Un primo ministro compie l’azzardo morale (Cameron scommette, la Gran Bretagna perde) di sfidare l’opinione pubblica, si mette volontariamente sul burrone di un referendum dal quale rovina rompendosi il collo, perde l’Europa, il posto e se ne va canticchiando. Un ex sindaco e polemista di professione guida l’uscita dall’Europa contro il suo partito, mente spudoratamente a tutti, vince ma si dimette da tutto, poi resuscita dopo 13 giorni e attacca a far battute. Da schiantarsi dalle risate…


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