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Boschi & Boldrini, Eva contro Eva nel polverone della Banca d’Italia

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Maria Elena Boschi con Laura Boldrini

ROMA – Boschi e Boldrini al centro della polemica politica.

Può o non può Maria Elena Boschi partecipare al Consiglio dei ministri il cui si parla di Banca d’Italia?

Doveva o non doveva Laura Boldrini ammettere la mozione del Movimento 5 stelle contro la Banca d’Italia?

Sul caso Boschi, Paolo Gentiloni, primo ministro, dice di sì. Arturo Scotto, di Mpd, dice di no. Scatenato il Movimento 5 stelle. La Boschi non ne può più e invita Luigi Di Maio a pubblico confronto in tv. Pronto Bruno Vespa si offre di ospitarli.

I renziani minimizzano e accusano Scotto di “cattiveria gratuita”. La situazione è murky, fangosa. E gli schizzi già volano da un po’.

Maria Elena Boschi è guardata con sospetto. Suo padre era consigliere di Banca Etruria, una delle banche nel ciclone ma non ha subito conseguenze penali.

C’è lo zampino della Boschi nel pasticcio della mozione Pd contro il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco.

Sembra provato lo scontro a colpi di chat e telefonate fra la Boschi e Anna Finocchiaro per ridurre l’effetto dirompente dell’odg contro Visco orchestrato da Renzi e fatto approvare alla Camera.

Sembra chiaro che quando Renzi dice che il Governo era informato si riferisca non a Gentiloni, all’oscuro fino all’ora di pranzo quando ormai l’odg era stato presentato, ma alla Boschi. Un giochetto di parole da liceali, livello cui orma Renzi sembra essersi ridotto da un po’.  Eugenio Scalfari, fondatore di Repubblica, gli ha scritto brutalmente di rivolgersi a un neurologo.

Il caso Boldrini, invece, sembra invece offrire lo spunto per nuove perplessità sulla consistenza di Renzi. Secondo Renzi, la mozione del Pd contro Visco era una scelta obbligata dopo che la Boldrini aveva ammesso quella M5s. Come tradire un complesso di inferiorità verso i seguaci di Beppe Grillo che un grande partito come il Pd non può avere, Se no Renzi finisce come Bersani.

Per la Boldrini, invece, era la sua una scelta obbligata.  “Non c’era alcuna ragione regolamentare per giudicare inammissibili le mozioni sulla Banca d’Italia, a partire da  quella presentata dal Movimento Cinque Stelle” […] “per un motivo chiarissimo: se nella procedura di nomina del  Governatore c’è un ruolo del Governo, e indubbiamente c’è secondo la legge 262 del 2005, allora c’è un diritto del  Parlamento a esercitare il suo potere di indirizzo. […] Non si può chiedere al Presidente della Camera di impedire alle opposizioni di esprimersi. Il Presidente giudica solo e soltanto della legittimità dal punto di vista regolamentare. Le valutazioni di opportunità politica spettano invece ai gruppi. A  ciascuno dunque le sue responsabilità”.

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