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Boschi vs Finocchiaro, duello fra lady rosse per salvare Gentiloni dalla crisi

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Boschi vs Finocchiaro, duello fra lady rosse per salvare Gentiloni dalla crisi

Scontro fra prime dame rosse, Maria Elena Boschi e Anna Finocchiaro, dietro la sfiducia a Visco che ha fatto tremare il Governo Gentiloni. Quasi uno scontro fra generazioni, Il nuovo che avanza, spregiudicato e in pieno conflitto di interessi, il vecchio che resiste, con valori che vengono da lontano e vanno sempre meno lontano.

Un intenso scambio di messaggi fra parlamentari Pd di varie fedi e correnti getta nuova luce sul mini golpe ordito da Renzi alle spalle del Governo Gentiloni. Se Repubblica, nuovi inquietanti dettagli emergono sulla sfiducia votata dal Pd contro il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco. Una mossa folle e disperata da parte di Matteo Renzi, all’inseguimento della demagogia di Beppe Grillo. Per un pugno di voti che non arriverò, Renzi sembra pronto a far cadere il Governo e mettere in crisi il rapporto di credibilità, o almeno quel poco che  rimasto, fra il nostro sistema bancario e il resto del mondo.

Visco può avere sbagliato, Visco può aver fatto prevalere, sul necessario rigore, il timore di provocare un nuovo caso Lehman in versione italiana. Ma che la sfiducia per non avere vigilato a sufficienza sia pronunciata dal Pd, terza mutazione e reincarnazione del Pci, appartiene alle categorie dell’assurdo e del ridicolo. I casi Mps e Banca Etruria non chiedono commenti.

Il golpe è stato ordito con la partecipazione attiva di Maria Elena Boschi. Raffaele Ricciardi e Monica Rubino confermano, su Repubblica, la tesi di Cronaca Oggi e Blitzquotidiano. Ieri Repubblica era stata un po’ ambigua, con una versione esposta nella edizione cartacea poi smentita on line in base a una interpretazione abbastanza forzata di una intervista di Renzi alla catena Monti. Oggi si devono essere resi conto:

“A Palazzo Chigi si dice che a scrivere la mozione che chiede “nuova fiducia per l’istituzione” sia stato il capogruppo alla Camera, Ettore Rosato, ma che la sottosegretaria Maria Elena Boschi ne fosse attivamente fautrice. Secondo Renzi, invece, non solo il governo era informato, ma anche d’accordo. Senza dubbio era all’oscuro – o quantomeno in disaccordo – il Quirinale, che ha subito espresso una posizione critica chiedendo che le “posizioni” fossero “ispirate dall’interesse del Paese” e secondo “criteri di salvaguardia dell’autonomia e dell’indipendenza” della Banca centrale”.

Tommaso Ciriaco, sempre su Repubblica, ricostruisce il frenetico pomeriggio di martedì 17 ottobre. L’attacco del pezzo è tacitiano:

Questa è la cronaca degli istanti in cui il Pd di Matteo Renzi mette all’angolo Paolo Gentiloni su Bankitalia, sfiduciando con una mozione il governatore Ignazio Visco. Un blitz racchiuso in uno scambio di messaggi di una chat WhatsApp ultra riservata tra [il ministro] Anna Finocchiaro, ministro per i rapporti col Parlamento, e alcune decine di deputati dem. Sono i minuti che precedono il voto. E già annunciano la bufera tra il Colle, Palazzo Chigi e il Nazareno”.

Martedì 17, ore 17:08. Scrive Marco Meloni: “Io così questa mozione non la voto”.

Un altro: “Ma che cos’è sta c…?”.

Ore 17.09. Scrive Anna Finocchiaro: “Il testo è stato modificato. È stata una vera impresa”.

Alle 14 c’è stata una riunione dell’ufficio di presidenza dem, durante la quale il capogruppo Rosato ha annunciato l’intenzione di presentare una mozione pd su Bankitalia.

È stato allora che Gentiloni ha saputo della iniziativa di Renzi. “Fino a ora di pranzo, il premier non sapeva nulla. Spiazzato dalla notizia, ha incaricato subito Finocchiaro di mediare” nota Tommaso Ciriaco.

Ore 17.09. scrive la prodiana Sandra Zampa  “Rosato è accecato dal renzismo. E l’errore di oggi è lo stesso dei vitalizi. Corriamo dietro ai forcaioli a 5 stelle. Perché abbiamo paura. Per questo perderemo”.

Ore 17,10. Anna Finocchiaro: “È stata accettata anche un’ulteriore riformulazione proposta dal governo e che non era stata accettata da Rosato. Fidatevi”.

Spiega Ciriaco che sono “due modifiche ottenute dall’esecutivo. La prima dopo l’ufficio di Presidenza delle 14, la seconda direttamente in Aula. A chiederla, alle 15.39, è il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta, per eliminare uno degli atti di accusa contro Visco sulla “prevenzione e gestione delle crisi bancarie””.

Ore 17:10. Melonie: “Il testo che leggo contiene sempre la richiesta di una ‘nuova fiducia’”.

Ore 17:11. Finocchiaro a Meloni: “‘Nuova’ non sono riuscita, ma senza discontinuità non significa… “.

Ciriaco: È un passaggio chiave, come si capirà nei minuti successivi, perché conferma che il Pd è tanto fermo sulle sue posizioni da minacciare di mandare sotto il governo.
Ore 17,15. Carlo Dell’Aringa. “Apprezzo lo sforzo, ma non è stato sufficiente per evitare un errore”.

Ore 17,17. Finocchiaro alle 17:17: “Proponi un’alternativa. Io avevo una mozione inaccettabile e l’ho resa accettabile per conto del governo col conforto di Gentiloni e Padoan”.

Ore 17,17. Misiani: “Anna, non è in discussione il tuo lavoro, davvero prezioso, di riduzione del danno. Il problema è che il gruppo ha portato in votazione una mozione su un tema delicatissimo senza uno straccio di discussione “.

“Alle ore 17:18, a un minuto dal voto, arriva un messaggino decisivo. Mette in luce la virulenza dello scontro tra Gentiloni e Renzi. A chi minaccia di non sostenere il testo, Finocchiaro replica: “Il governo non può limitarsi a non votare ed era preferibile non farsi sconfiggere in aula dal gruppo Pd con la sua mozione”. C’è stato un momento, ammette la ministra, in cui il Nazareno ha negato ulteriori modifiche al testo e minacciato di procedere comunque, a costo di mandare sotto l’esecutivo”.

In aula la mozione passa.

Ore 17.19. Meloni: “Ok Anna, grazie, sulla base di queste tue informazioni non ho votato contro. Ma temo che l’impatto politico esterno sia ugualmente pesante”.

Ore 17,19. Finocchiaro: “Pensa com’era prima il testo…”.

 

 

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