Blitz Blog

Campo Felice: soccorritori eroici, ma vale la pena rischiare per una gamba rotta?

Campofelice: soccorritori eroici, ma vale la pena rischiare per una gamba rotta?

Campo Felice: soccorritori eroici, ma vale la pena rischiare per una gamba rotta?

ROMA – Campo Felice: soccorritori eroici, ma vale la pena rischiare per una gamba rotta? Una tragedia nella tragedia quell’elicottero precipitato intorno alla stazione sciistica di Campofelice: due dei soccorritori erano freschi reduci del tentativo di salvataggio dei dispersi dell’hotel Rigopiano, su un altro crinale appenninico. Giustamente li si saluta e onora come eroi, secondo il significato preciso della parola: sono morti per salvare vite mettendo a repentaglio la propria. Guidati dal senso del dovere.

Non ci sono se e ma. Restano il dolore e il cordoglio per il tributo di sangue. Resta anche qualche perplessità, stavolta non riconducibile a qualche polemica piccola piccola di strumentalizzazione perfino politica tipica da social. Sono gli stessi colleghi del soccorso alpino – eroi in potenza essi stessi – a circoscrivere e denunciare la diversità degli interventi, da una parte un hotel sepolto da una valanga, dall’altra una gamba rotta del povero sciatore recuperato in elicottero un attimo prima dello schianto fatale. Parole e pensieri raccolti dall’inviato del Messaggero che non possono restare inascoltate.

«Era proprio necessario mobilitare un elicottero, con cinque unità specializzate a bordo, per portare soccorso a uno sciatore con una gamba fratturata?». Era questo l’interrogativo che serpeggiava, con amarezza, tra i tanti soccorritori al campo base allestito lungo la Statale 699 della Piana di Campo Felice. Commenti a mezza bocca, amari, rabbiosi di chi ha dovuto soccorrere colleghi con i quali ha condiviso tante azioni, a volte di grande coraggio, come è accaduto per le vittime Walter Bucci e Davide De Carolis, due dei molti eroi di Rigopiano che, ironia della sorte, avevano cambiato il turno all’ultimo momento con due colleghi.

Non dovevano essere, ieri mattina, sull’elicottero della morte. Non le manda a dire, invece, Americo Scarsella, medico del 118 dell’Aquila: «Gli elicotteri devono alzarsi soltanto in casi di estrema emergenza, non per una frattura di una tibia. E bene che finalmente i gestori delle stazioni sciistiche si dotino di ambulanze per trasportare in ospedale, nel più breve tempo possibile, gli sciatori che restano feriti sulle piste». (Angelo De Nicola, Il Messaggero)

 

To Top