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Fake-news, arriva la legge per blog e social? Ma il confine vero/falso è labile

Fake-news, arriva la legge per blog e social? Ma il confine vero/falso è labile

ROMA – Fake-news, in arrivo il bavaglio per blog e social. Ma chi stabilisce il confine vero/falso? Multe per chi pubblica notizie false sul web, reclusione per chi diffonde campagne d’odio, più obblighi nel controllo per i gestori dei siti. Sono gli elementi del ddl contro la diffusione delle fake news su internet presentato (leggi qui il Pdf integrale) a Palazzo Madama dalla senatrice Adele Gambaro (ex M5S, ora passata ai verdiniani di Ala-Sc). Una proposta bipartisan che tra i firmatari vede parlamentari del Pd come di Forza Italia, della Lega Nord, di Area Popolare, di Cor, di Gal, del gruppo Per le Autonomie e del Misto.

Nel mirino blog e forum, non le testate giornalistiche. Si apre la caccia alle bufale web, dunque. Bene, bravi, bis. Peccato che, intanto, le grandi compagnie hi-tech continuino a lucrare fior di quattrini in pubblicità spacciando notizie false e, mentre spendono centesimi per le campagne di sensibilizzazione sul tema, Zuckerberg e compagnia si fanno un baffo dei solenni ammonimenti della presidente della Camera Boldrini (tanto ci pensa da sola con la sua task force a farsi giustizia da sola).

E i giornali, che con la carta ormai non ci incartano nemmeno il pesce e se aspirano a una qualche forma di sopravvivenza se non di rilevanza lo devono ormai solo al web? Per il momento, fino al prossimo anglismo alla moda, sono rimasti stregati dal termine “fake-news”, dopo la sbornia passeggera di “post-truth”. Falso. Vero. Non vorremmo passare per fanatici relativisti ma – al netto della diffamazione a mezzo stampa e della calunnia che sono già regolate e non si vede perché legiferare a dismisura – il confine che li divide è davvero labile, specie nelle tempeste della polemica politica, economica, sportiva, sindacale, gossippara.

Per dire, quel “servitore dello Stato” con cui il buon Di Maio nomina nei suoi sms l’ormai famigerato Raffaele Marra, per Carlo Bonini di Repubblica è anche uno dei “miei” (di Di Maio): “servitore dello Stato” poteva essere ironico, i “miei” erano i suoi collaboratori e non Marra, e il blog di Beppe Grillo (somministratore seriale di fake news dalle scie chimiche ai vaccini) ha buon gioco e ragione a denunciare la “bufala” cucinata ai suoi danni. Tramite un taglia e cuci, oggi diremmo un copia e incolla, arbitrario e tendenzioso.

Se Marco Fortis sul Messaggero scrive e fa titolare che il debito pubblico italiano a dicembre è sceso racconta una cosa diversa da quanto nelle stesse ore pubblicano gli uffici della Banca d’Italia, che registrano piuttosto un incremento sul dicembre dell’anno precedente. E’ la vecchia storia di come si leggono i dati statistici, ognuno tira la coperta dove gli conviene (a maggior ragione per gli specialisti che odiano non veder confermate le loro argomentazioni).

Non è una bazzecola, è in gioco la credibilità contabile dei governi. E’ una bufala quella di Fortis che vede solo l’incremento sul mese di novembre, come peraltro avviene stagionalmente? Spaccia fake-news Bonini che non crede alla buona fede di Di Maio? Non per gli audaci legiferatori del giorno dopo, a meno che Bonini e Fortis non ridimensionino il loro ego professionale e si limitino a postare su un blog solitario.

Che i social siano anche una cloaca maxima non ci piove. Sorvegliare e punire, invocano politici e giornaloni, distratti e inconsapevoli ammiratori della Turchia di Erdogan e della chinese democracy. La vera domanda è: a chi affidare il compito di rovistare tra spazzatura ed escrementi per consegnarci infine la notizia pura e incontaminata come acqua di fonte? Non vanno bene le varie iniziative di sviluppo del fact-checking, vogliamo dire di controllo della veridicità dei fatti narrati? Sembra di capire che, retrospettivamente, anche il ddl in questione sarà stata un’ennesima bufala. Da non confondere con fake-news però…

 

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