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Festa del papà, fastidiosa. E se San Giuseppe è il modello..

ROMA – Festa del Papà, San Giuseppe, festa della mamma, festa degli innamorati, festa di qua, festa di là. Basta, non se ne può più. La Festa del Papà si celebra nel mondo cattolico il 19 marzo, nel mondo protestante è la terza domenica di giugno.

Sulla spinta della industria dolciaria e del continuo bisogno di stimoli consumistici, negli ultimi anni la festa del papà ha preso sempre più piede in mezzo a noi, complici anche maestre e insegnanti che devono integrare il sempre meno che insegnano con paradossali attività istigate dal Ministero.

Per chi è arrivato alla età della ragione prima del ’68, tutte queste feste non c’erano, al massimo la festa della mamma per chi frequentava scuole religiose. Ma erano tempi più poveri, maggio era il mese della Madonna, si parlava di fioretti, non di cioccolatini.

Il 19 marzo, San Giuseppe, era come è l’onomastico dei tanti Giuseppe, Beppe, Pino, Bepi, Peppe che costituiscono uno dei nomi unificanti di una Italia unita prima della unità, con congruo accompagnamento di frittelle di varia foggia ma tutte prelibate. Erano i dolci, quelli, non c’erano baci, mon chérie, la Nutella non c’era, al refettorio ti davano il “surrogato”, ersatz a basso costo con cui la guerra proiettava la sua ombra ancora 10 anni dopo.

Era soprattutto, prima del ’68, la data della Milano-Sanremo, quando i grandi del ciclismo italiano e euroeo si prendevano le misure in vista dei due grandi titanici eventi, il Giro e il Tour.

Poi è arrivata la società dei consumi, con tutto quello che di buono, bello, piacevole comporta, ma anche con la molestia di tutte queste feste.

Il 19 marzo è la festa di San Giuseppe, nella tradizione cattolica relativamente recente, solo mille anni su 2 mila di cristianesimo. Il 19 marzo precede di 2 giorni l’equinozio di primavera. Il fatto che in Italia la tradizione popolare celebri la festa con frittelle di vario nome e aspetto fa sospettare che si tratti di tradizione molto più antica, su cui, a un certo momento, la Chiesa ha messo il cappello, come per il Natale, questa volta con San Giuseppe, il padre putativo di Gesù, come insegnano al Catechismo.

Poi, ai primi del ‘900, ci pensarono gli americani alla festa del papà: privi di tradizioni popolari antiche (a parte il Ringraziamento e Halloween) se ne dovevano inventare di nuove, in uno straordinario connubio di interessi fra gusto della gente e interesse del business. In America soprattutto questo genere di festività è accompagnato da super saldi, promozioni, stimoli al consumo di ogni tipo.

San Valentino è la ricorrenza più stupida e fastidiosa, l’unica ragione per cui merita ricordarlo è il massacro dei mafiosi rievocato da A qualcuno piace caldo e dal Padrino. A parte questa specie di punizione divina, ogni altra occasione è buona per vendere un po’ di cioccolatini, sciarpe, guanti, cravatte.

La Festa di San Giuseppe coincidente con la festa del papà, simbolo della famiglia perfetta e ideale può essere motivo di imbarazzo per la Chiesa, anche se finora non sembrano averci fatto caso. Nel complesso racconto della Immacolata Concezione la figura di San Giuseppe è stata trasformata in quella di un uomo anziano, che accetta in moglie una ragazza giovanissima, forse appena pubere, subito incinta di qualcun altro: lo Spirito Santo? L’Arcangelo Gabriele?

San Giuseppe non ci pensava nemmeno di sposare Maria, si legge in un Vangelo apocrifo, ma la tribù lo costrinse. Se si escludono battutacce e riferimenti volgari, la storia di San Giuseppe è sublime, è la storia di un uomo che accetta un figlio non suo, gli dà un nome, lo educa, lo ama. La cronaca ci ha riferito di casi simili, anche in famiglie nobili o aristocratiche, ma si tratta di donne che hanno concepito con un agente terzo, nella totale inconsapevolezza del marito, il quale, una volta scoperta la verità, ha accolto con amore e carità cristiana il neonato o la neonata come carne della sua carne.

San Giuseppe era consapevole fin dall’inizio, non si conosce la sua età al momento delle nozze, forse era vedovo con figli già grandi, Maria era poco più di una bambina. Lui subì la volontà dei capi, facendosi strumento della volontà divina. Se ci si pensa bene, San Giuseppe è una figura straordinaria, di un uomo che elegge a sé il dovere e dona altrui la gloria. Non costituisce però l’archetipo del padre di famiglia come tutti i maschi credono di essere o sperano di diventare. Forse meglio Abramo, padre indiscusso delle religiono ebraica, cristiana e islam. Abramo è un po’ l’opposto di Giuseppe: lui i figli li fa, anzi li fa con due donne diverse, la moglie e la schiava, forse, per quanto riguarda il modello cui il maschio si ispira, è più rappresentativo Abramo di Giuseppe.

Entrambi però sembrano molto distanti dal papà di una famiglia da mulino bianco cui la Chiesa ci vuole costringere.