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Fisco, la riforma di Trump in 7 punti: Usa secondi al mondo per le tasse più basse

Fisco, la riforma di Trump in 7 punti: Usa secondi al mondo per le tasse più basse

Fisco, la riforma di Trump in 7 punti: Usa secondi al mondo per le tasse più basse

Questo è lo schema della riforma fiscale di Trump. Trump sarà quello che la sinistra dice sia, ma dopo 20 anni di depressione fiscale, gli italiani una riflessione dovrebbero farcela.

1.Tassa sulle società (Corporate tax), ridotta dal 35 al 15%.

2.Irpef: Riduzione da sette a tre scaglioni  (10, 25 e 35%).

3.Stop alla real estate tax e all’imposta di successione.

4.Cancellazione dell’Obama tax del 3,8%.

5.Capital gain e dividend tax al 20%.

6. Singoli e coppie sposate fruiranno di maggiori deduzioni fiscali sul reddito dichiarato. Per i singoli si passa da 6 mila a 12 mila dollari di esenzione, mentre per le coppie si passerà da 12 mila ai 24 mila dollari.

7. Condono per le multinazionali che riportano negli Usa il capitale detenuto all’estero, con un’aliquota che si ipotizza intorno al 10%.

Nella sua corrispondenza per Italia Oggi, Giorgia Pacione Di Bello aggiunge altri dettagli.

“Arriva il passaggio al sistema fiscale territoriale: attualmente le aziende statunitensi, devono pagare l’imposta su tutti i loro profitti, a prescindere dal luogo in cui questi profitti sono guadagnati. Con il sistema territoriale le compagnie statunitenesi dovrebbero pagare le tasse americane solo su ciò che effettivamente guadagnano negli Stati Uniti.

“Le multinazionali Usa sono legittimate a detenere il capitale all’estero grazie alle regole fiscali americane che consentono di rinviare a tempo indeterminato il pagamento delle tasse sui redditi prodotti all’estero, purché questi non rientrino in patria. Le più grandi multinazionali americane, in più occasioni, hanno anche dichiarato di «essere state costrette a usare questi strumenti fiscali, perché le tasse in patria sono troppo elevate».

Facendo un caso concreto, se la Apple, che detiene all’estero 216 mld di dollari, decidesse di rimpatriare il patrimonio in Usa, secondo la nuova riforma fiscale pagherebbe 19 mld di dollari al posto dei 67,3 frutto dell’aliquota fissata al 35%. Dalla manovra fiscale ci guadagnerebbero, dunque, sia le casse del tesoro Usa sia le società stessa. La Apple risparmierebbe 48,3 mld di dollari e il Tesoro americano incasserebbe 19 miliardi di tasse mai riscosse.

“Per avere una panoramica di ciò che effettivamente il governo americano potrebbe incassare, l’Institute on taxation and economic ha analizzando dieci delle maggiori multinazionali americane (Apple, Microsoft, Oracle, Citigroup, Amgin, Qualcomm, Gilead, Sciences, J.P Morgan Chase & Co, Goldman Sachs group e Bank of America) stimando che, se tutte dovessero decidere di rimpatriare il loro capitale, nelle casse del Tesoro americano entrerebbero 52,1 miliardi di dollari. Altro tassello riguarda la corporate tax.

Se ciò accadesse gli Usa diventerebbero il secondo Stato, a livello mondiale, ad avere l’aliquota fiscale più bassa. Al primo posto c’è sempre l’Irlanda con il 12% mentre il Regno Unito, secondo le ultime indiscrezioni, dovrebbe abbassare la tassa sulle imprese al 18%.”

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