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Fra quanti anni i giornali chiuderanno? Con questo ritmo…

Fra quanti anni i giornali chiuderanno? Con questo ritmo...

Fra quanti anni i giornali chiuderanno? Con questo ritmo…

ROMA –  Quando finiranno di essere stampati e venduti giornali come Repubblica, Corriere della Sera, La Stampa? O anche come il Fatto, più nuovo, più leggero, probabilmente anche più agile sui costi ma che non sembra sfuggire alla regola. Solo qualche anno fa sembrava una domanda folle, qualcuno lo ha ribadito ancora nel 2015, ma oggi, guardando i dati delle vendite degli ultimi 10 anni, qualche dubbio ti viene. C’è una formula per dire quando? Non proprio, però, se c’è qualcuno bravo in matematica, può esercitarsi e provarci a estrapolare una equazione. A me è venuto questo risultato: hanno ancora fra 10 e 20 anni di vita: hanno perso negli ultimi 10 anni, 4 per il Fatto, un numero quasi costante di copie ogni mese, ogni anno e se continuano così, il punto di arrivo è in quell’intorno. Non è un macabro gioco, è puro buon senso.

Attenzione: non voglio dire che i giornali non ci saranno più proprio più, perché solo la copia stampata vale per la pubblicità. Provatevi a guardare la pubblicità di un quotidiano nella sua versione online, circa un quarto di quella normale e poi mi dite che cosa avete visto. Certo le copie digitali non hanno i costi industriali di carta e stampa né quelli di distribuzione. Ma non sarà divertente per decine di migliaia di edicole e senza pubblicità si imporranno tagli sempre più dolorosi.

In ogni caso non sarà più come oggi, che se uno normale vuole comprare un giornale deve spendere intorno a un euro e mezzo. Forse costeranno la metà, un terzo, un quarto di oggi o forse nulla, avranno meno pagine, tante notizie per pagina, poche foto, pochi grafici, l’essenziale per fare da contorno alla pubblicità, il meglio di quello che è uscito in internet, spiegato, commentato, interpretato dagli accostamenti dei titoli e dalla gerarchia di pagine e notizie. Come era una volta, quando la Stampa, per dire, vendeva più di 400 mila copie, 300 in Piemonte, 50 in Liguria di Ponente, 50 in Italia ai piemontesi della diaspora: costava poche lire, in una pagina c’erano anche nove titoli, chiari, precisi, completi e le pagine spesso non andavano oltre le 20.

Il focus di questa nota non è però prevedere come saranno o dovranno essere o dovrebbero essere i giornali. Mi vorrei concentrare su un domanda: fino a quando ci sarà qualcuno disposto a pagare 1,5 euro o 2 o 2,5 quanto sarà e a quanto arriverà il prezzo dei giornali per una sequenza di pagine il cui contenuto non sempre soddisfa le curiosità dei lettori, a volte li fa semplicemente sentire presi in giro e manipolati. Non è il giornale che forma l’opinione pubblica, è l’opinione pubblica che cerca nel giornale riscontri e orientamenti, con grande spirito critico.

Partiamo da un dato di fatto, le copie vendute negli ultimi 10 anni, medie annue registrate dalla Ads, l’istituto che ogni mese da 40 anni puntualmente registra fatti e misfatti della diffusione della carta stampata. Abituati come siamo quanti ancora ci appassioniamo a queste cose a seguire la patetica gara mensile del primo giornale, abbiamo misurato l’andamento delle vendite sul mese per mese, una lenta erosione, un bradisismo. Per apprezzare la voragine, bisogna guardare in prospettiva.

Non vale per tutti i giornali italiani. Ci sono dei giornali locali che hanno resistito bene o relativamente bene, le cause del calo delle vendite sono varie e ogni giornale ha una sua storia peculiare. Ho provato a mettere in fila le vendite negli anni dal 2004 al 2014 e una proiezione sul 2015 di quattro giornali politici di sinistra o centro sinistra, nella convinzione che occuparsi di politica non faccia bene ai giornali o almeno occuparsene con nella quantità quantità dedicata oggi alla politica: Repubblica, Corriere della Sera, Stampa, Fatto.
Ho integrato le serie dei numeri con i nomi dei Governi in carica e con i nomi di chi dirigeva il giornale. Ecco il risultato, rozzo, incompleto, forse pieno di errori ma che deve fare riflettere.
Il Corriere della Sera è il giornale che ha perso di più: da 500 mila copie nel 2004 a 250 mila nel 2014. Se si vuole tentare una interpretazione, al Corriere hanno portato male la presa di posizione di Paolo Mieli a favore di Prodi contro Berlusconi, il Governo Prodi, lo scandalo Ruby, che il lettore del Corriere non ha gradito, punendo il portatore della notizia prima ancora del colpevole. E poi, colpo di grazia, Mario Monti, che il Corriere ha continuato ad appoggiare oltre la decenza.
Quando Ferruccio De Bortoli  subentrato a Mieli, il Corriere della Sera vendeva circa 90 mila copie in meno di quando Mieli era subentrato a Stefano Folli. Quando de Bortoli ha lasciato, il Corriere aveva perso 140 mila copie, di cui 100 mila a partire dal Governo Monti.
Repubblica, sempre guidata da Ezio Mauro, ha perso nei dieci anni 210 mila copie. Nello stesso periodo di Mieli al Corriere ha perso 70 mila copie, quasi tutte con l’andata al Governo di Romano Prodi. Stabili dal 2004 al 2006, le vendite sono crollate nel 2007, anno pieno a guida Prodi.
I lettori di Repubblica non vogliono un giornale filo governativo e sono spietati. Il primo grande crollo di vendite fu nel 1993 con il Governo a guida di Carlo Azeglio Ciampi, che Repubblica appoggiò un po’ troppo per i gusti dei suoi lettori: le copie scesero di 100 mila al giorno.
Per fortuna di Repubblica Prodi è durato poco, poi è tornato Berlusconi e il bunga bunga che non è stato però una manna per Repubblica, perché l’esasperazione anti Berlusconi, a giudicare dalle copie vendute, non è stata poi tanto apprezzata. Non si è trattato della piccola tragedia del Corriere della Sera, come ricordato sopra, ma comunque dal 2007 al 2011, ultimo anno di Berlusconi, Repubblica ha perso 50 mila copie.
Anche per Repubblica il Governo Monti è costato caro: 80 mila copie. È stato il peggiore governo della storia della Repubblica e i due giornali lo hanno esaltato prima in modo inverecondo poi difeso in modo vergognoso. Lo avevano chiamato “SuperMario” e ha fatto la fine dell’omonimo Balotelli. Solo che i giornali sportivi fingono meno.
Dopo Monti è arrivato il pessimo Enrico Letta seguito da Renzi, nei confronti del quale i giornali non sono stati capaci di trovare la chiave giusta. Il Fatto, totalmente anti Renzi, non costituisce eccezione. Vendeva 70 mila copie quando è uscito, nel 2010, ne ha venduto 42 mila nel 2014, in autunno 2015 è sceso a 35 mila copie dopo avere cambiato direttore, da Antonio Padellaro a Marco Travaglio. Ann su anno perde 4-5 mila copie, se continua così dura 10 anni. Repubblica e il Corriere, mal contate, perdono anno su anno, nel 2015 sul 2014, fra le 20 e le 30 mila copie. Restano loro da vivere un po’ meno di 10 anni.
La Stampa in questi 10 anni ha perso 100 mila copie secche, dopo averne perse altre 100 mila negli anni a direzione di Marcello Sorgi. Giulio Anselmi ha fermato la crisi attorno alle 240 mila copie, stabilizzando la vendita e forse per questo lo hanno mandato via. Sotto Mario Calabresi le copie tengono attraverso bunga bunga e crisi di Berlusconi, da 237 mila copie del 2009 a 225 del 2011, poi non ci sono antidoti a Monti e la situazione precipita fino alle attuali, 2015, 139 mila di ottobre, 16 mila meno di gennaio, 25 mila meno della media 2014. Siamo in accelerazione di caduta, 20 mila in meno all’anno, come Corriere e Repubblica, ma su una base che è la meta. Se non ci mettono una pezza, per la Stampa finisce ancor prima.
Corriere della Sera
Letta – Renzi 2014                        254.628
Monti – Letta 2013                       292.713
Monti          2012                           333.072
Berlusconi   2011                           355.779
Bunga bunga 2010                        361.358
Berlusconi 2009                          394.417                    da aprile Ferruccio De Bortoli  
Prodi Berlusconi 2008              419.112
Prodi       2007                             439.266
Berlusconi Prodi 2006              470.790
Berlusconi 2005                         488.349                   da 24.12.04  Paolo Mieli  
Berlusconi 2004                         502.257                   Stefano Folli
Repubblica
Letta – Renzi  2014                    264.415
Monti – Letta 2013                    306.342
Monti          2012                        341.385
Berlusconi   2011                       380.709
Bunga bunga 2010                    394.230
Berlusconi 2009                        404.475
Prodi – Berlusconi 2008           413.483
Prodi       2007                           430.560
Berlusconi – Prodi 2006          473.834
Berlusconi 2005                        470.678
Berlusconi 2004                        473.876
Stampa
Letta – Renzi  2014                 164.562
Monti – Letta 2013                 183.015
Monti          2012                  205.911
Berlusconi   2011                  225.549
Bunga bunga 2010                227.072
Berlusconi 2009                    237.015      Anselmi esce 22.4 entra Mario Calabresi
Prodi – Berlusconi 2008       233.309
Prodi       2007                        231.045
Berlusconi – Prodi 2006       238.034
Berlusconi 2005                    241.331         Giulio Anselmi    
Berlusconi 2004                    266.651        Marcello Sorgi
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