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Gamberoni e mare regalato alla Francia: destra attacca ma…

Gamberoni, una guerra farsa per i pezzi di mare ceduti alla Francia. Orgoglio tradito, sovranità calpestata: la destra protesta ma fu Berlusconi che...

ROMA – Gamberoni e mare regalato alla Francia: destra attacca ma dimentica gli scambi Berlusconi-Sarkozy. Nessun problema per i pescatori sardi che un paio di giorni fa sono entrati nella zona di mare che i francesi avevano vietato la scorsa settimana. Una conferma delle rassicurazioni arrivate dal ministro Martina sul fatto che i diritti di pesca restano immutati. Tanto è vero che l’armatore Ciro Lobasso e i due marinai tunisini, Alì Ben Juira e Firej Mohamed bloccati nella Fossa dei Gamberoni hanno ricevuto scuse e un probabile indennizzo.

Da un punto di vista legale la questione è semplice: l’intesa, sulla base di disposizioni Onu, che ridistribuisce pezzi di mare soprattutto a vantaggio di Parigi, è stata ratificata solo dal Parlamento francese, non da quello italiano. La marineria francese ha sbagliato i tempi. Ma la questione resta spinosa, soprattutto dopo le proteste – vibranti si sarebbe detto un tempo – della destra in prima battuta, e poco edificanti da un punto di vista politico. Strumentali è dir poco.

L’accordo è stato ratificato solennemente il 15 marzo dell’anno scorso tra il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni e l’omologo francese Laurent Fabius. Dunque è colpa del governo Renzi che ha svenduto il mare ai francesi per niente! Se le associazioni di categoria, i pescatori sardi e liguri, hanno di che lamentarsi perché la ratifica incide in maniera non trascurabile sulla loro attività e sui loro ricavi (e infatti, specie i sardi, non sono per nulla tranquillizzati dalle rassicurazioni del ministro Martina), può dire lo stesso ad esempio il gruppo di Fratelli d’Italia alla regione Liguria?

La trattativa per la definizione del trattato è andata avanti sei anni, dal 2006 al 2012. Più governi si sono alternati ma alla fine la responsabilità più grossa fu quella del governo Berlusconi che con la Francia di Sarkozy aveva più di un dossier aperto. Berlusconi non era forse contrario alla folle avventura in Libia del suo amico Gheddafi? A questo potrebbe rispondere anche Calderoli, quello che per esibire una volgare maglietta anti-islamica minacciò la sicurezza nazionale e che oggi, a proposito di gamberoni, chiede preoccupatissimo “di verificare se sono state cedute altre porzioni del nostro territorio ad altri Stati esteri”.

Non è proprio il Berlusconi che consegnò nelle mani di Lactalis, gruppo francese indebitato fino al collo e che non pubblicava bilanci da qualche anno, il gioiello restaurato di Parmalat, quello che i vari esponenti della diaspora del centrodestra hanno idolatrato e al quale hanno fornito una maggioranza in Parlamento? Fratelli d’Italia, a proposito di scambi indicibili e di patti occulti, non ha niente da dire sull’assicurazione che l’Italia avrebbe continuato a onorare i contratti per la tecnologia nucleare nonostante la sospensione definitiva del programma nucleare e della costruzione delle centrali?

Vogliamo insistere a discutere di difesa dell’orgoglio nazionale? Parliamo allora della nomina di Mario Draghi alla Bce cui occorreva il fondamentale benestare francese: si trattò, per Berlusconi, di riscuotere una assicurazione sulla sua vita politica, mandando a a duemila chilometri da Roma, l’unico serio credibile contendente al posto di Primo Ministro. Libia, Lactalis, Draghi, il nucleare, mettiamoci pure il riconoscimento da parte di Berlusconi che nella scala Richter dello tsunami dei profughi la Francia è 5 volte più colpita dell’Italia. Nella busta della spesa di Sarkozy volete che non ci fosse posto anche per dei magnifici gamberi rossi italiani a completamento del ricco menù?