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Alluvioni, stanziati 7,7 miliardi, spesi 100 milioni. Scandalo Genova: ribassi eccessivi, cantieri fermi a 50 anni fa

Genova alluvione, 50 anni fa: "Speso poco per ricostruire". Genova oggi: ribassi eccessivi, cantieri fermi

Genova alluvione, 50 anni fa: “Speso poco per ricostruire”. Genova oggi: ribassi eccessivi, cantieri fermi

ROMA – Genova alluvione, 50 anni fa: “Speso poco per ricostruire”. Genova oggi: ribassi eccessivi, cantieri fermi. Si fa presto a chiamare in causa gli effetti dei cambiamenti climatici, come fa per esempio il sindaco di Roma Virginia Raggi, quando per evitare allagamenti e inondazioni di una pioggia largamente attesa da 100 giorni bastava liberare i tombini da foglie e detriti. Perché se uno scettico come Donald Trump può essere smentito dalla violenza inedita di cicloni e uragani, qui da noi l’ormai atavica incapacità di fare, mettere in sicurezza, prevenire, spendere i fondi che pure ci sono, approntare una seria politica degli appalti, dotare gli enti locali di professionisti all’altezza, questa incapacità è la vera Irma che devasta paesaggio e territori in Italia.

Atavica, a meno di credere che mezzo secolo duri il tempo di un battito di ciglia: Blitzquotidiano ha recuperato un articolo della Stampa del 7 ottobre 1971, dal titolo istruttivo e profetico, “Genova: un anno dopo l’alluvione. Si è speso poco per ricostruire”. 47 anni dopo, il capoverso dell’articolo di Repubblica dedicato proprio all’incapacità di realizzare le opere per cui sono state accantonate le risorse necessarie, recita: “Il freno ribassi a Genova”.

Qui, dopo le alluvioni mortali del 2011 e 2014, si sta finalmente adeguando il tratto tombato del Bisagno, che passa sotto la città. Un lotto da 58 milioni se l’è aggiudicato Itinera (Gruppo Gavio) con un mega ribasso del 37,5 per cento. A giugno, però, gli stati di avanzamento non superavano i 300.000 euro. Praticamente niente. Vanno a rilento perché – a quanto pare – il ribasso si è rilevato eccessivo per completare quanto richiesto. E col nuovo codice degli appalti le famigerate varianti in corso d’opera al rialzo non sono più consentite. (Fabio Tonacci, La Repubblica)

Qui un Kafka sembra averci messo lo zampino: il sistema dei ribassi indiscriminati che ha costruito solo autostrade alla corruzione e allo spreco di denaro pubblico non è finito ma c’è una legge per impedirlo che funziona. Dovremmo esultare con un bel finalmente, il fatto è che lo stato avanzamento lavori dà invece encefalogramma piatto. Coerentemente del resto con quanto accade fuori dalla Liguria. Il famoso Piano Italiasicura lanciato 3 anni fa dal governo Renzi per contrastare il dissesto idrogeologico ha stanziato 7,7 miliardi di euro fino al 2023: finora ne sono stati spesi poco più di cento milioni, meno dell’1,5% del totale.

Manca, a livello periferico, là dove cioè si individua l’opera da fare, capacità progettuale. Alla lettera, non suoni retorico: su 9 mila progetti di intervento presentati dalle regioni, solo il 6% è corredato da un progetto esecutivo. Il commento di un lettore di Repubblica appare definitivo.

Nei primi anni novanta, sulla scia del decennio precedente, si era iniziato un percorso culturale sulla qualità nei sistemi pubblici, ma a partire dalla metà di quegli anni è iniziato un percorso di imbarbarimento dei sistemi del terziario pubblico che visti oggi i risultati, lascia sgomenti.
Nella PA e nelle attività appaltate della PA si vede chiaramente un Nulla Totale che non ha precedenti neanche nei cantieri senza fine degli anni settanta.
Oggi è certo e incontestabile, che il problema è del tutto apicale.

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