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Genova si arrende alle…Vespe. Bel marchio non lava gas

ROMA – Genova si arrende alle…Vespe, che non sono insetti molesti ma due ruote con brand. In tutte le grandi, piccole e medie città italiane afflitte da eccesso di polveri sottili sono stati applicati divieti di circolazione per auto e moto. Divieti che servono a poco, se non a nulla. L’inquinamento da polveri sottili attribuibile direttamente ai gas di scarico dei motori di auto e moto è all’incirca il venti per cento del totale. Quindi targhe alterne e divieti più o meno totali ad essere ottimisti limano l’inquinamento di tre/quattro punto in percentuale.

C’è però motore e motore, scarico e scarico. E c’è una fondamentale questione di principio. Auto e moto e motocicli vecchia e con vecchia tecnologia (euro zero ed euro uno) sputano più gas e gas peggiori degli altri. E determinano un sovrappiù di inquinamento da usura: freni, pneumatici…E’ quindi ovvio che il diritto individuale a circolare da parte dei posri di tali mezzi venga a conflitto non solo con il generale diritto alla salute ma anche con la reale equità del principio che vuole regole e condizioni uguali per tutti. Insomma se hai un mezzo altamente inquinante non puoi (non dovresti potere) opporti a limitazioni della tua libertà d’uso. Libertà che diventa licenza. Puoi attenderti dalla collettività magari aiuti fiscali per cambiare mezzo, questo sì. Ma non puoi imporre sempre e comunque i tuoi gas di scarico.

Sembrerebbe ovvio ma ovvio non è. Anche perché c’è qualcuno che di fatto sostiene regole e divieti possano valere per la plebe e non certo per la nobiltà. Hai uno scooter senza marchio di nobiltà e senza brand noto e famoso? Allora inquini e stai a casa. Se invece il tuo marchio e il tuo brand…Se hai una Vespa è tutt’altro discorso. La Vespa va dichiarata storia, libere Vespe dunque in libero traffico. La orgogliosa e presuntuosa richiesta di esenzione in nome de nome che si porta ha estensione nazionale. Ovunque le Vespe vogliono essere più uguali delle altre due ruote.

A Genova comunque pare proprio sia stato il ronzio delle Vespe a due ruote a indurre il Comune a lasciar perdere. Se è davvero andata così, è stato un errore. Perché il bel marchio, anche se storico, e l’ottimo design non fanno scappamento innocente e non lavano gas di scarico.